Amazzoni; un mito rivisitato dalla Passenger Press

amazzoni coverSiamo alla fine del 1899, a Londra. Lady Turncliff è scomparsa mentre era impegnata in una spedizione alla ricerca delle mitiche Amazzoni; alla sua assistente alla Royal Society of London, Pauline Conway, viene recapitato da una misteriosa donna incappucciata un pacco di fogli scritti e disegnati a mano. Sono il racconto della scoperta antropologica del secolo, il racconto della sopravvivenza della giovane esploratrice in un mondo a noi vicino ma ancora sconosciuto.

Il racconto del ritrovamento del manoscritto, la lettura e la riscrittura dello stesso a opera della stessa Conway fino alla consegna al Presidente della Royal Society rappresentano il filone principale di questo fumetto, scritto da Alessandro Cremonesi e disegnato da Marianna Pescosta e Gaetano Matruglio che fa da colonna portante di questo corposo volumetto della Passenger Press, Amazzoni.

Dietro all’efficace copertina nei toni del grigio di Carmine di Giandomenico si alternano, alla storia principale, undici racconti realizzati da altrettanti sceneggiatori e disegnatori.

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Questo volume autoprodotto dalla Passenger Press pesca nella mitologia greca la storia delle donne guerriere raccontata sia dagli autori classici greci sia, molto più recentemente, nei fumetti di Wonder Woman della DC Comics.
A differenza del volume precedente, Racconti Indiani, non procederò all’analisi delle singole storie, in virtù del fatto poiché Amazzoni mostra una coerenza narrativa tale da permettere un discorso e un commento più generali.

Le tavole presentano vignette su due strisce, non più di due per striscia (e quasi sempre una) per utilizzare al meglio il formato della pagina 12×17 cm. Anche il lettering, comune a tutte le storie, contribuisce all’uniformità grafica del prodotto.
I disegni, però, spaziano su un orizzonte larghissimo: dalla matita sfumata al disegno in bianco e nero dal contorno netto che sembra in attesa di una colorazione; dal retinato alle molte linee cinetiche in stile manga shōnen. La narrazione, poi, è distante anni luce dal volume precedente: piuttosto che dedicarsi ad antiche leggende che, magari anche con violenza, cercavano di insegnare e insegnarci le verità della vita, gli scrittori di Amazzoni devono fare i conti con una realtà tribale brutale e ancestrale.

Non c’è spazio per i deboli di cuore o per chi esita; l’esperienza formativa, dolorosa, forte, rapida di Dynah Turncliff è una serie continua di violente scoperte. I canoni sociali ai quali era abituata cadono uno alla volta, dopo l’ esperienza narrata in ogni singola storia.

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Ne esce, alla fine, un quadro così velocemente capovolto che stride totalmente con il mondo che aveva lasciato (la Londra vittoriana) e al quale, sembra chiaro, non farà mai ritorno. Il percorso umano di crescita e trasformazione (per esempio la rinuncia agli occhiali) è compiuto e la donna che avevamo conosciuto all’inizio del libro non esiste più, indipendentemente dall’esito dello scontro finale che la vedrà protagonista.

In questo prodotto editoriale non mancano, ovviamente, i difetti. Pur riconoscendo in pieno lo sforzo effettuato nel coordinare gli autori, le storie, i frontespizi, gli omaggi e sottolineando la presenza di alcuni professionisti di gran valore, la media qualitativa dei disegni non è elevatissima, si denotano imperfezioni e livelli di padronanza del tratto e della narrazione ancora non ottimali.

Va tuttavia sottolineato che negli anni, pur raccogliendo collaborazioni di fior di professionisti, i progetti della Passenger Press si delineano soprattutto come trampolino di lancio per autori alle prime esperienze professionali.
A livello di impaginazione sento di dover aggiungere che, pur intuendo la volontà di creare un unico flusso narrativo senza soluzione di continuità, è davvero difficile districarsi fra le decine di autori e l’indice in questo non aiuta molto, poiché divide su due colonne separate il nome delle storie e gli autori delle stesse. La creazione di piccoli frontespizi con i nomi degli autori e soprattutto la numerazione delle pagine potrebbero aiutare e non poco, in tal senso.

amazzoni 3Nonostante la premessa iniziale, ritengo che a questo punto possa essere utile citare alcuni dei oltre cinquanta nomi presenti.

Oltre ad ottime conferme relative ad autori già presenti nel volume precedente, come Laura Farina, due su tutti hanno colpito da un punto di vista grafico la mia attenzione. Nonostante abbiano un approccio molto diverso, Entrambi mostrano una buona padronanza della tavola, senza cedimenti né sulle anatomie né sulle inquadrature anche particolari.

Cecilia Lo Valvo realizza una storia dinamica e di impatto, utilizzando una inchiostratura sporca molto ben realizzata che mischia varie tecniche con grande sapienza. La protagonista della sua storia è convincente e sicura, così come i disegni che ne descrivono la lotta contro il colosso. Difficile che il valore di un disegnatore si perda nel futuro, quando è presente in maniera così lampante.

Giorgio Gualandris ha invece un’impostazione pienamente fumettistica del disegno e dell’approccio alla tavola. Un fantasy, il suo, che rende omaggio ai grandi autori classici statunitensi dei comic book, sovente chiamati a cimentarsi con personaggi come Ka-Zar o Conan.
Le sue Amazzoni sono delineate da una china pulitissima e le profondità delle masse sono date dai contrasti in bianco e nero piuttosto che da tratteggi o altri giochi di grigio. Anche in questo caso le fondamenta sono state gettate, ora non resta che lavorare sulla piena realizzazione professionale.

“Ecco che arriva la fine, Pauline. Quello che accadrà dopo è incerto. Qui muore il futuro, e vive solo il presente”.

Abbiamo parlato di:
Amazzoni
AA.VV.
Passenger Press, mese 2015
12×17 cm, brossurato, b/n, 300 pagine

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