{"id":39,"date":"2015-05-17T10:30:41","date_gmt":"2015-05-17T08:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/2446-Yossel-19-Aprile-1943-8-Maggio-1943"},"modified":"2021-01-28T16:07:36","modified_gmt":"2021-01-28T15:07:36","slug":"yossel-19-1943-8-1943","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/yossel-19-1943-8-1943\/","title":{"rendered":"Yossel di Joe Kubert: 19 Aprile 1943 \/ 8 Maggio 1943"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em>Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell\u2019Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, trovandosi di fronte a quello che sarebbe diventato il simbolo del nazismo e dell\u2019Olocausto. Nel 2000 il Parlamento Italiano scelse il 27 gennaio per celebrare il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime di quella tragedia. Cinema, letteratura, e non ultimo il fumetto, hanno affrontato in molte forme la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e i terribili effetti della follia umana. Questo articolo fa parte di una serie di articoli che LoSpazioBianco in oltre dieci anni di attivit\u00e0 ha dedicato al tema.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><b><a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2891\" src=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o-195x300.jpg 195w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o-357x550.jpg 357w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o-325x500.jpg 325w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/143509771_3853066024750285_4284606563676478259_o.jpg 526w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>19 Aprile 1943 \/ 8 Maggio 1943<\/b><\/p>\n<p>La storia del libro prende le mosse il giorno 8 Maggio 1943, a Varsavia, nel Ghetto ebraico. Il giovanissimo <strong>Yossel<\/strong> \u00e8 rintanato, insieme a decine di polacchi ebrei, nelle gallerie sotto la citt\u00e0 in attesa di una probabile rappresaglia da parte dei soldati tedeschi.<\/p>\n<p>Nel silenzio dell&#8217;attesa, il ragazzino inizia a fare quello che ha sempre amato fare: disegnare. Attraverso i suoi disegni ed i disegni evocativi di <strong>Joe Kubert<\/strong> ci viene raccontato come la sua allegra vita (Yossel ride solo nelle prime pagine del libro) a Yzeran, piccolissima citt\u00e0 della Polonia, si trasformi in un incubo a seguito della deportazione imposta dai tedeschi dopo l&#8217;invasione. Rivediamo attraverso gli schizzi e rileggiamo nelle didascalie una storia che dovremmo gi\u00e0 conoscere a memoria; <b>una storia di progressiva cancellazione dei diritti personali degli ebrei rinchiusi nello stretto Ghetto di Varsavia<\/b>; la deportazione della famiglia di Yossel nei campi di lavoro (anche se noi sappiamo che sarebbe stato un campo di morte sicura e non di lavoro). Attraverso i visi decisamente pi\u00f9 dimessi che sconvolti tracciati da Kubert leggiamo la disperazione e la rassegnazione per una fine cos\u00ec certa quanto imminente e immotivata.<\/p>\n<p>Il tutto, in flashback, condito dai fogli che Yossel si procura e che gli servono a dare vita, in condizioni decisamente precarie, ai disegni che tanto \u00e8 abile a realizzare; i primi fumetti letti da Yossel sono, incidentalmente, gli stessi letti da Kubert contemporaneamente dall&#8217;altra parte dell&#8217;Oceano: <em>Flash Gordon<\/em> e <em>Tarzan<\/em> (di quest&#8217;ultimo Kubert negli anni settanta diventer\u00e0 anche disegnatore e curatore della serie per la DC Comics). Nel Ghetto di Varsavia Yossel usufruisce dei piccoli privilegi che gli vengono concessi dai gerarchi nazisti che apprezzano i suoi disegni e che lo chiamano a realizzare per loro quegli uomini muscolosi che tanto spopolano in America nelle strisce a fumetti. Come ne <i>Il pianista <\/i>(2002), come ne <i>Il servo ungherese<\/i>, gli ebrei, normalmente trattati come esseri senza diritti e dignit\u00e0 (meno che animali), godono di qualche privilegio solo se hanno una capacit\u00e0 artistica che serve a compiacere il tedesco prima invasore e ora addirittura padrone.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_interno_kid.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2889\" src=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_interno_kid.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"298\" srcset=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_interno_kid.jpg 620w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_interno_kid-300x144.jpg 300w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_interno_kid-465x224.jpg 465w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a>Il giovane Yossel presto per\u00f2 si avvicina ad un gruppo di &#8220;teste calde&#8221; che ritiene sia giusto combattere contro i tedeschi, o almeno provare a farlo, per evitare una fine certa; il tono tende decisamente al drammatico quando, grazie alle parole di un ebreo fuggito da un campo di concentramento, <strong>Kubert ci disegna una storia tristemente nota a tutti.<\/strong><br \/>\nDeportazioni in carri ferroviari e morti.<br \/>\nCondizioni igieniche nulle e morti.<br \/>\nAccampamento in baracche stracolme e morti.<br \/>\nLavori forzati e morti.<br \/>\nQualsiasi cosa avvenisse nel campo di &#8220;lavoro&#8221; portava alla morte. Chi vi si trovava all&#8217;interno cercava solo di capire se esistesse un modo per allontanarla, la morte, pur senza avere la speranza di evitarla. L&#8217;ebreo, il Rabbi di Yossel che proviene dalla stessa cittadina di Yzeran, piange descrivendo l&#8217;orrore della cremazione e del fumo denso che verso il cielo porta le ceneri dei suoi amici e parenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Yossel sa che i suoi genitori e la sorella sono morti, dunque, e la sua matita corre a raggiungere il foglio per disegnarli senza per\u00f2 riuscirci<\/b>. \u00c8 un momento molto toccante; da qui in avanti la storia scorre velocissima, dopo aver rallentato il ritmo durante il racconto straziato del Rabbi.<br \/>\nLa resistenza polacca cattura l&#8217;attenzione dei tedeschi e viene decisa una rappresaglia per mettere a tacere questa, che \u00e8 l&#8217;unica voce di ribellione da parte degli ebrei. L&#8217;attacco prende le mosse il 18 aprile 1943, un sabato, alla vigilia della Pasqua ebraica; il Ghetto viene invaso da militari e carri armati in assetto di guerra per spazzare via quella stupida resistenza; gli ebrei si rifugiano nelle cantine e sui tetti, racimolando le poche armi e qualche effetto personale. I tedeschi, in numero spropositato rispetto ai ribelli, entrano con la spavalderia di chi sa di avere gi\u00e0 vinto. Il grido &#8220;<i>Juden haben waffen!<\/i>&#8221; (&#8220;<em>Gli ebrei sono armati<\/em>&#8220;), lanciato da un soldato tedesco risuona nel Ghetto all&#8217;arrivo della prima bomba lanciata dalle squadre della ZOB (<i>il movimento di resistenza all&#8217;interno del ghetto, ndr<\/i>) ; il primo attacco venne facilmente respinto ma, chiaramente, la battaglia non sarebbe finita l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>I disegni di Kubert si fanno pi\u00f9 grandi, i tratti pi\u00f9 neri e grossi, il finale incombe come una mannaia a tagliare ogni speranza di sopravvivenza<\/strong>. Dopo giorni terribili di attacchi e rappresaglie violentissime il nucleo combattente della ZOB si ritrova in un bunker, alla luce di una candela che illumina i disegni di supereroi di Yossel (neanche tanto casualmente sono proprio i personaggi che Joe Kubert disegner\u00e0 nella sua lunghissima carriera: <em>Tor<\/em>, <em>Hawkman<\/em>, etc&#8230;): dall&#8217;ultimo assalto la ZOB si difende quasi all&#8217;arma bianca, gli spazi sono ristretti e alla fine \u00e8 un massacro. Yossel muore, come quasi tutti i ribelli, lasciando per terra quei fogli disegnati. Nell&#8217;orrore del cumulo di morti della battaglia un ufficiale tedesco prende uno di questi fogli da terra, per scoprire che \u00e8, imprevedibilmente, bianco.<\/p>\n<h2 align=\"center\"><b>Un ponte fra realt\u00e0 e fantasia<\/b><\/h2>\n<blockquote><p>Il mio nome \u00e8 Mordechai Anielewicz; a ventitr\u00e9 anni sono a capo di un esercito, se cos\u00ec lo possiamo definire, di straccioni disperati, affamati, sporchi, male e poco armati. Adesso capirete facilmente perch\u00e9 a ventitr\u00e9 anni sono gi\u00e0 un &#8220;generale&#8221;. Come se non bastasse combatto contro un esercito enorme ed armato fino ai denti, privo di remore e non disposto ad alcuna piet\u00e0 nei confronti del nemico, anche se vinto e in ginocchio; il loro fine \u00e8 semplicemente il nostro sterminio. Oggi, Sabato 18 Aprile 1943, \u00e8 la vigilia della Pesach, la Pasqua ebraica, la nostra Pasqua. Quella che celebra il ricordo di come il nostro popolo si sia liberato dalla schiavit\u00f9 in Egitto. Un disegno del Signore, sicuramente, mi porta a festeggiarla armi in pugno, per affrontare qui, nel Ghetto di Varsavia distrutto e fumante, una battaglia per far riconquistare la libert\u00e0 al mio popolo ebraico. ((Nell&#8217;Antico Testamento Dio spiega al suo popolo di segnare le porte delle loro abitazioni con il sangue di pecora; durante la notte Egli stesso attraverser\u00e0 l&#8217;Egitto e far\u00e0 strage di tutti i primogeniti, salvando solo quelli che abitano nelle case segnate con il sangue di pecora. &#8211; &#8220;Io vedr\u00f2 il sangue e passer\u00f2 oltre&#8221; [Esodo 12,12]. &#8220;Pesach&#8221; significa appunto &#8220;passer\u00f2 oltre&#8221;.))<\/p><\/blockquote>\n<p><b><a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2890\" src=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"549\" srcset=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417.jpg 620w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417-300x266.jpg 300w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417-465x412.jpg 465w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel3-e1428792340417-565x500.jpg 565w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a>Mordechai \u00e8, come si direbbe nell&#8217;epoca della multimedialit\u00e0, un link<\/b>. Se, come chi scrive, preferite usare un termine italiano, possiamo dire ponte. Mordechai \u00e8 un ponte fra la vita e la morte o meglio ancora fra la fantasia (la vita) e la realt\u00e0 (la morte).<br \/>\nJoe Kubert \u00e8 anch&#8217;egli nato in Polonia nel 1926 ma vissuto nello stato di New York dalla tenera et\u00e0 di due mesi; Kubert non realizza un&#8217;autobiografia, non narra di vicende accadute a se stesso in prima persona e non racconta la storia della sua famiglia.<br \/>\nIl settantanovenne autore narra una storia s\u00ec di fantasia, ma basata su fatti realmente accaduti e ambientata con rigorosa attenzione in un preciso contesto storico. Fiction, direbbero gli anglofoni, usando un termine ormai abusato che vuol dire sia fantasia sia narrativa.<\/p>\n<p>Anielewicz \u00e8 stato davvero il giovanissimo capo di un esercito, quello che nel 1943, il 19 aprile del titolo, si \u00e8 scagliato coraggiosamente (e solo apparentemente inutilmente) contro le truppe dei tedeschi invasori che avevano gi\u00e0 preso stabile possesso della Polonia. Gli ebrei avevano accettato con inverosimile rassegnazione quanto avveniva; sembrava che tutto dovesse semplicemente andare cos\u00ec, nessuno pensava neanche lontanamente a ribellarsi. L&#8217;unica cosa possibile cosa da fare sembrava assecondare il male che si stava abbattendo su di loro.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;assurdit\u00e0 di quello che stava accadendo era cos\u00ec enorme da sembrare impossibile.<\/strong> La reazione dell&#8217;esercito di disperati di Mordechai a nulla serv\u00ec da un punto di vista bellico; le battaglie e le perdite affrontate dai tedeschi per annullare la brigata di ebrei polacchi del giovane di Varsavia furono paragonabili allo scacciare le mosche con la mano. Il vero significato riconoscibile anche oggi \u00e8 quello morale e risiede tutto nello spirito che era nelle persone che hanno trovato la morte in quelle piccole battaglie urbane contro i tedeschi nelle strade della propria citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 align=\"center\"><b>Uno, nessuno centomila: \u05e4\u05e1\u05d5\u05f3, Yosseph, Yossel, Joseph, Joe&#8230;<\/b><\/h2>\n<p>Un altro ponte nel racconto \u00e8 costituito dal personaggio principale, quel Yossel riportato nel titolo del volume. <strong>Facile capire chi \u00e8 in realt\u00e0 Yossel<\/strong>; Joe Kubert \u00e8 nato a Yzeran, in Polonia, il 18 settembre del 1926: alla sua nascita la sua famiglia era composta dai suoi genitori e dalla sorella Ida di soli due anni. I Kubert, ebrei, emigrarono dalla Polonia nel novembre del 1926 e si trasferirono in America, terra delle opportunit\u00e0, dove iniziarono una vita simile a quella che avevano lasciato in patria, nonostante le difficolt\u00e0 economiche e di ambientamento. Il padre Jacob continu\u00f2 a fare il macellaio, i figli iniziarono la scuola. La situazione che avevano lasciato dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, intanto, era destinata a cambiare da l\u00ec a poco.<\/p>\n<p><strong>Yossel (il personaggio del romanzo) ha la stessa et\u00e0 di Joe, gli stessi genitori, la stessa famiglia, lo stesso nome e la stessa incredibile voglia di disegnare e capacit\u00e0 di farlo con ottimi risultati; solo che non vive negli Stati Uniti, ma ancora in Polonia<\/strong>. Come se la nave che ha portato la famiglia Kubert oltreoceano non fosse mai partita.<br \/>\nCosa sarebbe successo se, con la sua famiglia, il piccolo Kubert (oppure vogliamo iniziare a chiamarlo Yossef, in ebraico, dando inizio a questa sovrapposizione fra realt\u00e0 e fantasia?) fosse rimasto in Polonia? What if ((<em>What if?<\/em> &#8211; Marvel Comics 1a serie 1977-1988 e 2a serie 1989-1998 &#8211; era il titolo di una serie di fumetti nata dalla necessit\u00e0 di creare storie nuove ed interessanti dove la realt\u00e0 prende strade diverse da quelle che ha gi\u00e0 preso, seppur nel continuum temporale di una realt\u00e0 fumettistica. Questo tipo di storie erano gi\u00e0 state realizzate per decenni nelle serie regolari dei fumetti pi\u00f9 importanti, Superman su tutti, ed in esse si leggeva una versione &#8220;alternativa della realt\u00e0&#8221;, che permetteva agli autori di sbizzarrirsi e non sentirsi vincolati al passato, gi\u00e0 ingombrante, di storie precedentemente accumulate)), direbbero in America.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_int_fogli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2892\" src=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_int_fogli.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"376\" srcset=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_int_fogli.jpg 620w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_int_fogli-300x182.jpg 300w, http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/yossel_int_fogli-465x282.jpg 465w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 align=\"center\"><b>Conclusione<\/b><\/h2>\n<p>Il libraio che mi ha venduto il volume di Kubert si chiedeva, rivolgendosi ad un suo amico, <b>se fosse proprio necessario che ogni autore di origine ebraica raccontasse la sua versione dell&#8217;Olocausto<\/b>. Sorvolo sulla scarsa intelligenza del mercante e rispondo, riferendomi al caso di Joe Kubert. <b>La risposta \u00e8 evidentemente s\u00ec<\/b>. Questo per una serie di motivi distanti fra loro ma ugualmente validi.<\/p>\n<p><b>Il primo motivo \u00e8 quello artistico<\/b>: <i>Yossel<\/i> pu\u00f2 tranquillamente essere considerato come un manuale del fumetto. Alla pari di <b>Will Eisner<\/b> e contemporaneamente al compianto autore di Spirit, Joe Kubert ha costruito negli anni la sua profonda conoscenza del fumetto arrivando, con questa e con le opere della cosiddetta maturit\u00e0, ad una sintesi eccezionale fra disegno, tratto, scansione, sceneggiatura.<br \/>\nLe immagini non sono perfette, i disegni non sono fotografie, gli sfondi sono abbozzati o non ci sono del tutto, non c&#8217;\u00e8 colore ed anzi una patina di sporco si posa su tutte le pagine.<br \/>\n<b>Il tratto non dipinge le immagini, le evoca<\/b>; il disegno accennato a matita \u00e8 compendio di spazio e tempo, alleggerisce la lettura e la fa scorrere rapida quando serve o la rallenta nei pesanti tratti di grana grossa a riempire spazi scuri e consumare mine di matita. Kubert non ha paura di lasciare una mezza pagina bianca, cos\u00ec come non ne ha di rappresentare una fila di ebrei con dei cerchietti senza alcun dettaglio. In <em>Yossel<\/em> le chine sono state rese inutili dal tentativo di far sembrare il volume come un blocco di disegni schizzati ed il colore,<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-104555 alignright\" src=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/yossel2.jpg\" alt=\"\" width=\"5\" height=\"8\" \/> anche per questo, non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>La narrazione \u00e8 scandita con semplicit\u00e0 e seguendo una scansione temporale molto lineare. Dalla prima pagina fino a circa met\u00e0 libro viviamo, in flashback, il crescendo di incredulit\u00e0 e paura che ha attanagliato gli ebrei perseguitati ed uccisi. Dalla tragica pagina (violenta nella sua spiccia essenzialit\u00e0) in cui il lettore vede un forno crematorio dall&#8217;interno, come se fosse uno dei corpi infilati nello stesso forno, in avanti, assistiamo ad una inversione di tendenza: il Rabbi prova e riesce a scappare dal campo di concentramento, il Ghetto di Varsavia si mobilita con grande sforzo per opporre una resistenza all&#8217;invasore, lo stesso Yossel partecipa a questa presa di coscienza lasciando una bomba a mano esplodere nel palazzo dove veniva invitato dai gerarchi nazisti a disegnare.<br \/>\nInfine, in questo crescendo di ribellione contro l&#8217;assurdit\u00e0 di un evento che era stato pi\u00f9 grande della capacit\u00e0 di comprenderlo all&#8217;inizio, Kubert ci porta, nelle ultime pagine del libro, ad <b>una resa dei conti amara e tragica<\/b>. Questo non \u00e8 un film di Hollywood n\u00e9 un fumetto Marvel e non ha il lieto fine; Yossel, come tanti resistenti della ZOB, muore a fianco di Mordechai sotto il fuoco tedesco, che nella realt\u00e0 si ammazz\u00f2 durante l&#8217;attacco delle SS dopo aver dato la morte alla sua fidanzata; dei combattenti si salvarono solo una quindicina circa, gli altri furono uccisi o si uccisero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Va sottolineato che Joe Kubert, anche se spesso accostato al fumetto superoistico, in realt\u00e0 con i supereroi ha avuto sporadiche e non lunghissime frequentazioni; buona parte della sua esperienza l&#8217;ha acquisita realizzando storie di esseri umani in carne e ossa che, come Yossel nelle ultime pagine, possono anche morire e non risorgere pi\u00f9. A dimostrazione che, e non \u00e8 questo l&#8217;unico caso, associare il fumetto statunitense ai peggiori supereroi senza spessore \u00e8 equazione sbagliata e semplicistica.<br \/>\n<b>Il secondo motivo \u00e8 quello didattico<\/b>. Se c&#8217;\u00e8 qualcuno nel campo fumettistico che ha sempre provato ad insegnare agli altri &#8220;come&#8221; si fanno le cose e che sforzi si devono fare per essere in grado di definirsi narratori questo \u00e8 Joe Kubert. E se la realizzazione di questo volume \u00e8 in primis un debito verso la sorte da estinguere; \u00e8 indubbio per\u00f2 che il racconto della storia del giovane ingenuo Yossel, stravolto (da met\u00e0 libro in poi ha quasi sempre gli occhi sbarrati piuttosto che il capo chino che ha assunto come atteggiamento preferito dall&#8217;invasione tedesca in poi) da eventi pi\u00f9 grandi di lui \u00e8 una testimonianza che non lascia indifferenti. Serve, all&#8217;autore, uccidere il s\u00e9 stesso di questa micro-realt\u00e0 alternativa (deviata da quella in cui viviamo solo dal mancato imbarco dei suoi genitori su una nave) per documentare un qualcosa che non ha visto in prima persona ma che ha coinvolto un quantitativo enorme di suoi parenti e di amici e compatrioti di sua madre e suo padre.<\/p>\n<p>Kubert, diversamente da <b>Spiegelman<\/b> in <em>Maus<\/em>, non raccoglie il racconto del genitore che ha vissuto la follia dei campi di concentramento; non narra la storia di chi si \u00e8 salvato dagli stessi campi raccolta attraverso le testimonianze di terzi (come fa <a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/1461-tornando-auschwitz\"><b>Pascal Croci<\/b> in <em>Auschwitz<\/em><\/a>). <iframe loading=\"lazy\" style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"http:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8868732963&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr\" width=\"300\" height=\"150\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" align=\"right\"><\/iframe><br \/>\nIn maniera catartica, <b>sacrifica all&#8217;altare del ricordo e della memoria la (sua) vita di innocente ragazzino dotato di un dono speciale, quello di sapere disegnare<\/b>. Ed \u00e8 questo il dono che, coltivato dall&#8217;ormai anziano Maestro Joe Kubert, ci consegna un forte, evocativo e artisticamente notevole promemoria da conservare e passare alle generazioni che verranno. Perch\u00e9, caro il mio venditore di fumetti, triste sar\u00e0 il giorno in cui dell&#8217;Olocausto si sar\u00e0 perso il ricordo e non si sentir\u00e0 pi\u00f9 la voglia di raccontare. Magari a fumetti.<\/p>\n<p><b>Abbiamo parlato di<br \/>\n<\/b>Yossel: 19 Aprile 1943<b><br \/>\n<\/b>Joe Kubert<br \/>\nRW Edizioni, 2015<br \/>\n128 pagine, bianco e nero, brossurato &#8211; 23,95\u20ac<br \/>\nISBN: 9788868732967<\/p>\n<p><b><i>Riferimenti:<\/i><\/b><br \/>\n<a title=\"La memoria dell\u2019orrore: fumetto, guerra e olocausto\" href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/104816-memoria-fumetto-tragedia-shoah\">La storia oltre Yossel<\/a><br \/>\nUna scheda su Mordechai: <a href=\"http:\/\/www.olokaustos.org\/opposizione\/biografie\/resbio\/anielewicz.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.olokaustos.org\/opposizione\/biografie\/resbio\/anielewicz<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un racconto in prima persona Joe Kubert ci consegna, attraverso il giovane Yossel, la rappresentazione di ci\u00f2 che vide durante l&#8217;invasione nazista.<span class=\"more-link\"><a href=\"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/yossel-19-1943-8-1943\/\">LEGGI&#8230;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2891,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[77],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2911,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39\/revisions\/2911"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2891"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.occhicone.com\/WordPress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}