Chester B. Cebulski: un fan Editor in Chief a Lucca Comics 2018

Resoconto del Press Café di Chester B. Cebulski tenuto per la stampa durante Lucca Comics & Games 2018, prima visita in Italia da Editor in Chief della Marvel Comics: dal suo ruolo di talent scout al futuro della “Casa delle Idee”.

Chester B. Cebulski è un ragazzone che non lesina sorrisi e strette di mano in giro per Lucca; in realtà è l’Editor in Chief della Marvel Comics – il primo a essere ospite del Lucca Comics & Games 2018 mentre è in carica – e ha sulle spalle responsabilità enormi, intuibili anche solo scorrendo la lista di chi lo ha preceduto nei decenni precedenti (da Joe Quesada a Jim Shooter, da Roy Thomas a Stan Lee). Incontra la stampa in un incontro riservato, nel Press Cafè che da anni è occasione per i giornalisti di rivolgereun fuoco di fila di domande a importanti personaggi del mondo del fumetto a loro completa disposizione.
Le domande si sussseguono rapide durante l’incontro; quello che manca è la voglia di rispondere compiutamente, allargando sovente il discorso e aggiungendo aneddoti e ricordi personali che aiutano a conoscere il personaggio e a capire come affronterà la direzione artistica della Casa delle Idee, senza rinunciare ad occuparsi anche di marketing e penetrazione nei nuovi mercati.
Si accomoda accanto al traduttore inviato dall’organizzazione lucchese, Stefano Cresti, presenza attenta e discreta che durante l’incontro rende con precisione le parole di Cebulski, senza svolazzi inutili e con grande professionalità. “Non è la mia prima volta a Lucca” esordisce l’autore “ma sicuramente è la volta in cui sto lavorando di più; gli incontri lavorativi si susseguono incessantemente”.

Ci racconti la tua esperienza di talent scout in generale e quella a Lucca in questi giorni?
Prima di tutto vi ringrazio per essere qui: è sempre un piacere venire a Lucca. Era da qualche anno che mancavo ed è bello vedere come questa fiera cresca e coinvolga tutti gli aspetti della cultura pop. Ho visto in giro tanta Marvel (nei fumetti, videogiochi…).
A Lucca, negli anni passati, abbiamo cercato e trovato molti talenti italiani; ogni volta che siamo andati via da qui lo abbiamo fatto con molti nuovi artisti.
La Marvel ha in Italia una tradizione incredibile, da Stan Lee a John Buscema – e comunque editorialmente è presente praticamente da sempre.
Ieri, per dire, ho ricevuto il più alto numero di portfolio mai avuti a una convention, e questo già alle 11 della mattina. Cosa posso dire… tutti molto professionali. Mi sento di dire che almeno il 15% può arrivare a lavorare in Marvel.

Quale è stato, fra i molti talenti da te scoperti, quello che ha avuto la maggiore crescita?
Dunque, noi facciamo una ricerca costante, è necessaria per proseguire con il nostro lavoro.
Penso che, in questi anni, Sara Pichelli sia stata l’artista che mi ha dato maggiori soddisfazioni, per tutto quello che ha fatto e per quello che sta facendo ora sulla testata I Fantastici Quattro. Un lavoro, il suo, che sta raccogliendo enormi consensi di pubblico e anche di critica.
Abbiamo iniziato insieme diversi anni fa, eravamo giovani entrambi e siamo cresciuti insieme.
Quel che mi preme aggiungere è che Sara, oltre ad essere un’ottima artista, è una insegnante e mentore per tanti nuovi artisti italiani che ora, grazie a lei, lavorano per la Marvel. Parlo ad esempio di Valerio Schiti e Simone De Meo.

Quali consigli daresti ad un tredicenne che vuole iniziare a lavorare nel mondo del fumetto?
Se non ricordo male il più giovane a disegnare per la Marvel è stato Joe Maudreira, a sedici anni. Poi è diventato un punto di riferimento per tanti disegnatori. Non è importante l’età, l’importante è avere talento.
Oggi, anche se sei in Italia, se sei lontano dagli Stati Uniti, puoi frequentare una scuola di fumetto ed entrare così in contatto con autori che magari già lavorano per la Marvel.
Anche grazie ad internet ormai è facile conoscere altri autori e imparare; la percentuale di italiani che lavorano per la Marvel è fra le più alte, così come è incredibilmente altisso il numero di scuole di fumetto nel vostro paese.
Un ultimo consiglio pratico: se vuoi realizzare fumetti devi sì saper disegnare, magari anche iniziando copiando i più bravi, ma l’importante è capire lo storytelling. Perché il fumetto è narrazione, non illustrazione.

Passando ad altro, come sono i vostri rapporti con la Lucas Film per la gestione dei personaggi di Star Wars a fumetti?
Prima di tutto: sono un grandissimo fan di Star Wars, ho visto il primo film al cinema a sette anni e sono stato felicissimo quando la Marvel ha ripreso i diritti per pubblicare i fumetti di Star Wars.
Ora come ora abbiamo una discreta libertà nel gestire le storie e lavoriamo a stretto contatto con la Lucas Film; i rapporti si basano su una grande fiducia crescente.
Cinque anni fa abbiamo iniziato con tre serie; ora siamo arrivati a sette/otto serie con l’inserimento di nuovi personaggi.
Il futuro vedrà ancora molti altri fumetti di Star Wars: il livello di fiducia è così alto che non siamo noi a proporre storie e serie in attesa di un via libera, ma è la Lucas Film in prima persona a chiederci di realizzare questo o quell’albo.

Pensi che il successo dei film realizzati dalla Marvel abbia portato nuovi lettori ai fumetti?
Sì, non c’è dubbio che il successo delle serie Netflix, di Agent Of S.H.I.E.L.D.S. e dei film abbiano contribuito a portare nuovi lettori.
Questo successo dei film però non deve distrarre: il cuore della Marvel è il fumetto e questi altri prodotti sono stati ispirati da questo cuore.
Le serie, i film, amplificano il messaggio, i personaggi; ma è come vedere la pianta che è nata dal seme, che è sempre il fumetto.
Inoltre, se chi realizza il film o la serie è un vero fan della Marvel il risultato sarà assicurato; attualmente è quello che sta succedendo.

Axel Alonso è l’Editor in Chief della Marvel che ti ha preceduto; quale è il suo maggior contributo e in che cosa il suo lavoro dovrà essere migliorato?
È quasi un anno che ho questo ruolo: sono onorato di aver ricevuto la proposta di diventarlo e quello che è accaduto è stato qualcosa di incredibile.
Axel è stato un mentore e un collega che ho sempre stimato e ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita della Marvel; per lui nutro un grandissimo rispetto.
La sua eredità è grande; soprattutto ha mostrato di avere la capacità di portare alla Marvel  scrittori di qualità spesso provenienti da altri campi.
La diversità che ha portato è stata interessante; ha esplorato molte linee narrative con percorsi inusuali (Kamala Kan come Ms. Marvel, Riri Williams come Ironheart, giovani e fuori dal comune!).
Vedete, io sono soprattutto un fan.
Sono stato un fan della prima ora degli X-Men di Chris Claremont e John Byrne, quelle sono state le mie prime letture.
Quello che voglio, ora, da Editor in Chief, è ricreare la magia di quel periodo. Iniziando a riportare alla Marvel quel che mancava. Ovvero la first family, John, Sue, Ben e Reed, i Fantastici Quattro. Loro sono il punto di partenza.
Se Joe Quesada era un disegnatore Editor in Chief, Axel Alonso era uno scrittore Editor in Chief, io ci tengo ad essere un fan Editor in Chief.

A proposito delle ultime scelte: la Marvel ha recentemente cancellato la serie Vision, già preannunciata e realizzata da Chelsea Cain, Marc Mohan, con i disegni di Aud Koch e Jordie Bellaire. Come mai?
Le serie vengono cancellate ogni settimana, ogni mese. Si valutano le probabilità di successo ed è possibile succeda.
In questo caso la situazione era un po’ al limite perché era già stata annunciata e c’erano già delle prenotazioni. I piani editoriali però possono cambiare anche repentinamente; abbiamo sviluppato nuove linee editoriali per Vision e Viv, e queste non sono coerenti con quelle della serie cancellata.
A febbraio usciranno nuove storie di Visione e sarà possibile seguire le nuove direzioni narrative.
Abbiamo un gran rispetto per gli autori e speriamo di riuscire a lavorare ancora con loro.

Sei un vero e proprio Editor in Chief globe trotter; come fai a lavorare stando così tanto in giro? E questo tuo girare è indice di qualcosa di particolare?
Guarda, mia madre è svedese. Per anni ho trascorso i mesi estivi in Europa, scoprendoi fumetti di Jean Giraud, Spirou, Asterix… poi ho vissuto in Giappone. Quindi ho sempre viaggiato tanto e sono stato in contatto con diverse culture.
Come talent scout prima e come editor poi, ho sempre avuto la possibilità di girare e riuscire ad avere una visione globale delle cose.
Voglio rendere la Marvel riconoscibile ovunque e fare in modo che rifletta quello che accade nel mondo. Stan Lee disse che nei fumetti Marvel doveva esserci quel che si poteva vedere fuori dalla finestra.
La sua finestra si apriva su New York.
La mia finestra è lo smartphone; come Editor in Chief devo fare in modo che tutto il mondo si rifletta nei nostri fumetti.
Come si lavora viaggiando così tanto? Ho un gran team di collaboratori nel mio ufficio a New York, e grazie ai nuovi strumenti posso contattarli e lavorare con loro da qualsiasi posto sia. Oggi orientativamente manco dall’ufficio una settimana al mese. Sicuramente quando viaggio quello che migliora sono i pranzi. Soprattutto quando vengo a Lucca.

Nel 2016 sei stato in Cina a lavorare per la Marvel come Vice President of International Business Development & Brand Management. Nel frattempo il processo produttivo della Marvel è cambiato? E come è stata la tua esperienza all’estero?
Sono stato in Cina cercando di portare lo spirito delle storie Marvel e farlo conoscere anche lì.
Eppure è stato utile conoscere il loro processo produttivo e come funziona la distribuzione.
I fumetti della Marvel sono molto simili ai Manga; più di quanto sembri. Il cuore di entrambi i prodotti è la persona. La persona, Peter Parker, che è dentro il costume di SpiderMan e la persona, Shinji Ikari, che è dentro il mecha Eva.
In Cina sono successe tante cose interessanti: non solo noi siamo riusciti a far capire e conoscere il nostro brand, ma il successo ottenuto ha fatto sì che molti autori si proponessero per lavorare con noi, avvicinandosi ai nostri prodotti. Insomma, una importante strada intrapresa verso la globalizzazione.

C.B. Cebulski, sceneggiatore, editor e talent scout è stato incaricato dalla Marvel a fine 2017 del prestigioso ruolo di Editor in Chief che fu di Stan Lee e Joe Quesada. Ha iniziato la sua carriera lavorando per alcune piccole case editrici americane di manga, finché ha debuttato per la Casa delle Idee introducendo stili e sensibilità orientali con la linea Marvel Mangaverse. Negli anni, ha curato serie divenute di culto come “Runaways” e ha scritto diverse miniserie tra cui “Marvel Fairy Tales”, “Loners”, “Mystic Arcana”, “What if? Runaways”, “ X-Infernus” e “War of Kings: Darkhawk”. Oltre ad aver ricoperto recentemente il ruolo di Vice President of International Business Development & Brand Management, sviluppando progetti per il mercato orientale, Cebulski ha girato il mondo in cerca di talenti per la Marvel, scovando autori oggi considerati superstar come Sara Pichelli, Adi Granov e altri ancora. (tratta dal sito di Lucca Comics & Games 2018)

The Passenger: un americano in Sicilia

Una storia di mafia vissuta attraverso gli occhi di un turista americano, protagonista involontario delle ultime gesta criminali di un boss mafioso.

La collaborazione professionale fra Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso è diventata, negli anni, sempre più stretta e ci sta offrendo i più diversi prodotti editoriali.
Pubblicato sotto l’etichetta Prospero’s Books della Tunué, il loro ultimo lavoro è un lungo racconto, dal titolo The Passenger, realizzato su soggetto del regista e scrittore cinematografico Carlo Carlei, fresco del recente successo della serie Tv I bastardi di Pizzofalcone, nel quale ha trasposto su schermo i romanzi di Maurizio de Giovanni.

Carlei affida un’idea, apparentemente in linea con la sua poetica cinematografica, alla penna di giornalista professionista e scrittore – anche di narrativa – nonché editor della Panini Comics.
Non è la prima volta che, nel suo percorso lavorativo, l’autore incrocia la penna con storie di mafia e Sicilia: a parte i fumetti su Peppino Impastato e Mauro Rostagno, val la pena ricordare il volume Supermarket mafia nel quale viene messo in primo piano il rapporto fra criminalità organizzata e mercato alimentare.

Con Lelio Bonaccorso, attivo da una decina di anni nel mercato fumettistico italiano con qualche puntata anche in quello statunitense, Rizzo ha pubblicato nel 2012 L’invasione degli scarafaggi: la mafia spiegata ai bambini (poi seguito dall’analogo volume L’immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal), una storia illustrata nella quale l’argomento viene trattato in maniera originale cercando di tradurlo e raccontarlo ai più piccoli.

The Passenger si svolge tutto in una notte e il passeggero del titolo è un americano arrivato in aereo a Palermo con la moglie in dolce attesa per una luna di miele a precedere la nascita del loro bambino. La sua strada si incrocia con le vicende tragiche degli ultimi fuochi di un boss siciliano, Masino Caligiuri, ormai in caduta libera e oggetto delle attenzioni dei suoi (ex) colleghi mafiosi e non solo.
Il folle giro notturno nel quale James Sutton scorta zu Masino in un complicato e cruento tour de force si conclude con il ritrovamento di un bene prezioso importante soprattutto per chi, nei palazzi del potere, in passato aveva appoggiato la mafia e boicottato magistrati particolarmente zelanti nella lotta alla piovra.
A causa del rapimento della moglie, infatti, l’americano diventa spalla inedita del boss anche fisicamente agli sgoccioli della sua avventura, in una vera e propria discesa agli inferi fra inseguimenti, catacombe e sgozzamenti.

Destinato a diventare un film, in sostanza The Passenger è un racconto di mafia in cui un soggetto hollywoodiano viene sceneggiato con cura tutta siciliana. Non mancano alcuni riferimenti abbastanza palesi a una commistione fra politica e mafia così come a fatti (molti anche solo accennati) realmente accaduti e a un’agenda (quella con copertina rossa) di Paolo Borsellino, mai ritrovata dopo l’attentato, da anni al centro di ipotesi visto il presumibile, scottante, contenuto (si parla di appunti dello stesso Borsellino su importanti connivenze).

Il soggetto di Carlei mostra un’attenzione e una concordanza con le narrazioni tipiche dei blockbuster statunitensi; la struttura da film concepisce come fondamentale il lieto fine così come alcuni plot twist sul finale. Non si tratta di un giudizio che intacca la qualità della storia o del suo racconto ma che fa riferimento al genere della stessa: seppur raccontato con crudezza e verosimiglianza, il soggetto abbraccia un concetto di vittoria finale del bene sul male che purtroppo ancora difficilmente può essere associato a un racconto di mafia in Italia.
A far da contraltare con l’esito della vicenda c’è la narrazione della stessa, che si avvale dei due autori siciliani che approfittano della loro conoscenza diretta che si traduce in dialoghi e atteggiamenti molto centrati, nonché dell’ambientazione quasi perfetta in luoghi quali il pescivendolo o le catacombe all’interno della chiesa con tanto di ossario in bella vista.

La matita di Bonaccorso è supportata dalla colorazione del trio composto Deborah Allo, Claudio Natali e Chiara Arena (con l’aiuto di Carmelo Monaco); un team corposo che ha reso con omogeneità i toni scelti per il volume. Il buon risultato di stampa e la calibrata scelta dei toni (ovviamente sempre scuri visto che la storia è ambientata di notte) rendono molto efficace il lavoro dei coloristi, che ci consegnano un lavoro non alla ricerca dell’effetto speciale ma di supporto al disegno, con poche velature e un numero limitato di colori utilizzati.

Il cartonato con fogli lucidi rende la veste grafica del volume piuttosto raffinata e permette un’ottima resa della colorazione, perlopiù destinata a mostrarci interni, scenari notturni con luci artificiali e sostanzialmente mai allontanandosi da una palette di colori fra il beige, il marrone e viola scuro.

Il disegno è omogeneo e molto efficace per tutte le tavole, con un crescendo di pathos e azione verso la fine, quando la folle corsa notturna giunge alla sua conclusione, laddove la sceneggiatura, invece, deve districarsi non solo in un salto di lingua (fra italiano, dialetto e inglese) ma anche nella cucitura dei molti piccoli indizi raccontati strada facendo portandoci al colpo di scena finale cercando di non telefonarlo troppo.

Il segno di Bonaccorso si avvicina maggiormente al realismo, rispetto alle sue prove precedenti, anche grazie alle ambientazioni facilmente riconoscibili senza però evitare di cedere al lato oscuro dell’approccio meno ingessato con inquadrature più spettacolari, con vignette di grandi dimensioni di buon effetto dinamico o inquadrature più ardite.

Abbiamo parlato di:
The Passenger
Carlo Carlei, Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso, Deborah Allo, Claudio Natali, Chiara Arena, Carmelo Monaco
Tunué, 2016
176 pagine, cartonato, colori – 19,90 €
ISBN: 9788867902118

Wolverine: Arma X (Barry Windsor-Smith)

Panini Comics pubblica la Ultimate Edition della storia più bella e famosa di Wolverine, scritta e disegnata dal maestro Barry Windsor Smith.

Marvel Comics Presents: Weapon X, ovvero una storia in capitoli di otto tavole  serializzata su un quindicinale stampato su carta grezza destinata a non rendere giustizia ai colori.
Uno snodo chiave, uno dei tanti che ne compongono le cosiddette origini, della vita del supereroe tra i più amati dell’ultima generazione, Wolverine.
Un autore completo, Barry Windsor-Smith, in grado di coniugare al meglio arte, realtà, sogno, violenza.
L’arco narrativo Weapon X stupisce a circa venticinque anni di distanza dalla sua realizzazione per qualità e profondità. Narra, sorprende, racconta ma non spiega, avvince, stupisce per scelte narrative e grafiche. Dalla prima edizione del 1991 viene raccolto moltissime volte in volume  e diventa così una graphic novel per eccellenza.
Una delle ultime riedizioni è stata quella nella serie Super Eroi dalla Gazzetta dello Sport, di ottima qualità di stampa e a un prezzo accessibile. Tuttavia la nuova edizione Panini aspira a essere quella definitiva per qualità tipografica ed editoriale, in grande formato e su carta patinata, pensate per valorizzare al meglio il capolavoro  di Windsor-Smith. Anche se già presente sugli scaffali degli appassionati di supereroi è, con sommo dispiacere dei dolenti portafogli, acquisto irrinunciabile.

Abbiamo parlato di:
Wolverine: Arma X
Barry Windsor-Smith
Traduzione di Gino Scatasta
Panini Comics, 2017
152 pagine, cartonato, colori –  25,00 €
ISBN: 9788891225580

Colonus: un Lauria all’americana

La Dark Horse ha raccolto in volume la storia fantascientifica di esordio di Arturo Lauria sul mercato statunitense.

colonus-coverL’agile volume della Dark Horse Colonus  nasconde dietro la cupa copertina una altrettanto cupa storia scritta da Ken Pisani con disegni e colori di Arturio Lauria.
Ambientata in un futuro non lontanissimo, è frutto delle idee dello scrittore e produttore statunitense Pisani, a suo agio, apparentemente, anche con le storie a fumetti oltre a quelle per le serie tv ed i documentari.
Il disegnatore è un giovane autore lucano, da noi recentemente intervistato, alle prese con il suo debutto da professionista direttamente nel mercato statunitense. I due avevano iniziato la collaborazione producendo una storia di 8 tavole che era stata premiata al Geekie Awards nel 2013; la Dark Horse mise poi sotto contratto entrambi per serializzare le vicende di Colonus sul mensile antologico Dark Horse Presents nella sua più recente reincarnazione a partire dal numero 10, pubblicato nel maggio 2015. La rivista nel passato ha avuto l’onere e l’onore di vedere pubblicate storie, sempre serializzate, dei più grandi autori della storia del fumetto degli ultimi venticinque anni, da Frank Miller a Mike Mignola, Geoff Darrow, Eddie Campbell, etc. In seguito la serie è stata raccolta in volume, non ancora pubblicato in Italia.

La possibilità di leggere la storia tutta di seguito ci permette di dare un giudizio sia sulla parte narrativa che sui disegni di quello che è stato definito dagli appassionati di fumetto come uno dei possibili futuri crack del fumetto italiano. Lauria, che ha realizzato recentemente una copertina per il Dylan Dog Color Fest, attualmente è alle prese con una sceneggiatura di una storia proprio dell’old boy della Sergio Bonelli Editore, dove metterà al servizio del bianco e nero classico la sua arte in continuo divenire.

L’appendice del volume, con studi e commenti di Pisani, ci permette di buttare un occhio al processo creativo che ha portato al risultato finale, sottolineando quanto sopra accennato, ovvero come il tratto del disegnatore sia decisamente cambiato dalla prima all’ultima tavola.

 

La storia è ambientata in un futuro che potremmo definire realistico o verosimile. Il mondo come noi lo conosciamo è finito e la razza umana cerca rifugio altrove, come su Marte, dove si trasferisce l’oligarchia che comanda. Su Venere invece, posto oltremodo inospitale, vengono inviati i reietti e le classi sociali più basse. Nonostante le condizioni avverse, questi realizzano un piccolo miracolo riuscendo a sopravvivere e rendere ospitale il pianeta. Grazie alla guida illuminata del suo leader e al sacrificio accidentale di un quinto della popolazione, in tre generazioni Venere diventa oggetto delle attenzioni della colonia di Marte, che cerca di prendere il controllo della situazione.

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La storia della colonia si intreccia con quella personale del leader attuale e della sua famiglia.
Una tragedia futuristica che predilige toni duri, ambientazioni scure e inospitali assolutamente lontane da tanti racconti in cui il futuro è migliore del presente grazie alle scoperte scientifiche ed ai progressi tecnologici.
Per Pisani tutto si riduce ad una lotta per la sopravvivenza che riporta, in circolo, il futuro molto più vicino al passato che al presente: l’unico sprazzo di umanità, riconoscenza e rispetto è il momento in cui su Venere si rende omaggio al sacrificio dei “5” (il quinto della popolazione morto).

A questi temi si sposa alla perfezione il disegno di Lauria, sul quale vale la pena subito sgomberare il campo da possibili equivoci. La sintesi ottenuta dal giovane disegnatore, soprattutto nelle ultime tavole, è, appunto, sintesi e scelta. Le matite in appendice mostrano chiaramente le capacità e la perizia dell’autore, eppure, nel passaggio alla china, il processo espressivo scelto utilizza grande quantità di masse nere e di tratti che non delineano masse e profili ma che si intrecciano fra di loro senza un apparente senso.
Il risultato di quanto raggiunto nelle ultime tavole del libro è spiazzante: la colorazione, dello stesso disegnatore, è sempre su tinte piatte o con al massimo una sola velatura ma cambia solo i toni. Pertanto abbiamo tavole sui toni del verde o tavole sui toni del blu o dell’arancione/rosso, dove la profondità è data dalle masse di nero e dalle differenti tonalità cromatiche.
Un risultato, come detto, molto particolare e di effetto, anche se qualche volta eccessivo e non facilmente decifrabile.

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Resta, alla fine della lettura del volume, la sensazione che i tempi compressi della pubblicazione sull’antologico abbiano ristretto una narrazione che poteva essere allargata e resa più complessa. Rimane, inoltre, la grande curiosità per i passi che farà in futuro (probabilmente graficamente più leggibili e meno arditi) l’arte di Lauria sulle pagine della Sergio Bonelli Editore, alle prese con un bianco e nero che potrebbe esaltarne le originali capacità di sintesi.
Un buon debutto da sostenere.

Abbiamo parlato di:
Colonus
Ken Pisani, Arturo Lauria
Dark Horse Books, giugno 2016
80 pagine, brossurato, colori – 9,99 us$
ISBN: 9781506701219

Le storie di Barbara Schiavulli, reporter di guerra

Bulletproof Diaries , edito da Round Robin, è un diario di guerra a fumetti realizzato da Barbara Schiavulli ed Emilio Lecce.

bullett-coverIl titolo, in questo caso, dice già tutto del volume che si ha fra le mani, in maniera piuttosto chiara. L’autrice è Barbara Schiavulli, reporter che ha trascorso diversi periodi nei posti più caldi del Medio Oriente come inviata di guerra. Il numero dei suoi viaggi in Afghanistan, più di trenta, dice quasi già tutto sull’attenzione che ha rivolto negli ultimi anni a questo paese, nei fatti oggetto principale anche del presente volume Bulletproof Diaries (Storie di una reporter di guerra).

La Schiavulli è anche fondatrice di una web radio, Radio bullets, che raccoglie interventi audio su alcuni degli argomenti a lei cari e cura la gestione di un blog/sito nel quale fa convergere le informazioni sul suo lavoro.
La parte grafica è affidata al disegnatore romano Emilio Lecce, già in passato pubblicato dalla stessa casa editrice con il libro Giancarlo Siani (E lui che mi sorride) .
In prima persona la Schiavulli ci racconta le motivazioni e la passione per la ricerca, la scoperta di questi luoghi e dei loro problemi attuali e passati, gli eventi più importanti che hanno scandito i suoi viaggi, fra i quali ricorda quelli più significativi.

Condendo le tavole disegnate con altre quasi interamente scritte, il volume è quindi un sunto tanto delle vicende personali dell’autrice quanto di quelle di un paese e una regione al centro dell’attenzione negli ultimi decenni, così come una guida ad alcuni personaggi chiave, da Osama Bin Laden a Karzai, primo presidente del “nuovo” Afghanistan.
Scorrono scene di vita quotidiana di una giornalista, in Italia, intenta a vivere una vita di attesa, pronta a scattare laddove si presenti l’occasione, l’evento da andare a coprire.
Si incrocia una serata con amiche con le notizie febbrili che la televisione mandava a reti unificate quella tarda mattinata dell’11 settembre 2001, dopo l’attacco terroristico che sconvolse Stati Uniti e mondo intero. Così come la notizia dell’uccisione di Osama Bin Laden, o quella dell’inizio dei bombardamenti statunitensi.

bullet-orizz-1È una chiave di lettura molto importante del libro il paragone fra l’ovattata attenzione che riusciamo a dare a quanto ci vien detto dalla televisione, ma che comunque ascoltiamo nelle nostre case intenti a svolgere le nostre normali attività, e la realtà afgana (in questo caso, oppure pakistana, nel caso dell’uccisione di Bin Laden da parte di un commando statunitense) fatta di diversa cultura ma anche di lustri di periodi di guerre e guerre civili tali da mettere in ginocchio sia il popolo sia le normali strutture sociali come noi le intendiamo.

Non mancano gli intermezzi più leggeri e gli scambi di battute, spesso necessari in situazioni di reale pericolo in zone nelle quali la vita di un reporter vale davvero poco, per alleggerire la tensione. Come in tutti i volumi della collana Bolina della Round Robin, ovviamente in calce c’è un corposo apparato redazionale che integra quanto già scritto dall’autrice in merito alla storia recente, ai disastri fatti dalle guerre e alla strada intrapresa (comunque lunga) per la normalizzazione della situazione in Medio Oriente.

Il libro ci offre, da questo punto di vista, una quantità di informazioni e riflessioni decisamente imponente, sia nella parte a fumetti sia in quella in calce; questo, in sostanza, è il suo vero merito: quello di continuare l’opera di informazione e sensibilizzazione ai problemi dell’Afghanistan così come iniziata e percorsa dalla Schiavulli sui quotidiani, sui periodici, nei suoi libri, in radio…

bullet-orizz-2Quello che invece convince proprio poco, in sintesi, è la struttura e la realizzazione del fumetto; lungi da noi la volontà di sostenere che un buon fumetto possa essere realizzato solo da sceneggiatori di fumetto (e che uno scrittore non possa cimentarsi felicemente con questo altro tipo di scrittura) c’è però un approccio che si potrebbe definire narrativo alla scrittura a fumetti.
In molte pagine il testo è il focus della vignetta e il disegno è solo una immagine a corredo; inoltre, e ci dispiace dirlo, nei disegni di Lecce manca ancora un certo quid di qualità e sicurezza. Le tavole disegnate dall’autore vedono l’utilizzo di un tratto non continuo e sovrapposto, che non trasmette padronanza o piena gestione dell’anatomia e della inchiostratura. Quelle che invece fanno riferimento a fotografie di personaggi quali Kardai o Bin Laden hanno una diversa inchiostratura (netta, più spessa) che sottolinea, nel confronto, i limiti del tipo precedente.

Come fumetto, inteso come parole e immagini, la parte mediamente migliore – nonostante l’uso di un font e non del lettering a mano – è quella centrale: qui lo scritto, come fosse una pagina di diario, viene accompagnato da disegni appena abbozzati in una sorta di quaderno di viaggio, nella sostanza il vero senso e significato di questo libro.

Abbiamo parlato di:
Bulletproof Diaries (Storie di una reporter di guerra)
Barbara Schiavulli, Emilio Lecce
Round Robin, 2016
130 pagine, brossurato, bianco e nero – 15,00 €
ISBN: 9788898715596

Il volume sul sito dell’editore.
Il sito di Barbara Schiavulli.

Donne e copertine: due chiacchiere con Frank Cho

Ospite di saldaPress a Lucca Comics & Games 2016, abbiamo intervistato l’autore statunitense Frank Cho famoso per le donne forti e sensuali.

cho-vert-3Frank Cho è un disegnatore statunitense di origini coreane nato nel 1971 e attivo da oltre venti anni sul mercato statunitense. Famoso, e molto, per come rappresenta le sue eroine femminili, è in realtà un autore in grado di sfornare serie in totale autonomia (Liberty Meadows) o di dipingere copertine a olio con innegabile perizia. Ospite a Lucca, in occasione della Lucca Comics & Games dei 50 anni, abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo grazie all’editore saldaPress, che sta ristampando la sua serie Liberty Meadows.

Ciao Frank e bentrovato. Per prima cosa vorrei chiederti quali sono state le maggiori influenze nel tuo sviluppo come autore, in particolare per il tuo segno preciso e pulito.
Sì, ho moltissimi autori che mi hanno influenzato. Sono stato fortemente ispirato da fumettisti quali Al Williamson, Frank Frazetta, John Buscema, Don Newton, da artisti quali Norman Rockwell, John Singer Sargent. Come autori di strip comiche direi Walt Kelly su tutti.

Alcuni di questi autori non pubblicavano durante la tua adolescenza ma sono di molti decenni precedenti. Come ti sei appassionato a loro?
Anche da ragazzino ho sempre amato le cose classiche. Leggevo in biblioteca e cercavo vecchie storie a fumetti e strip comiche e anche pittori. Ho trovato delle ristampe e mi sono appassionato; non mi interessavano le cose nuove, solo le vecchie!

Quali sono gli strumenti che prediligi nel tuo lavoro?
Disegno a matita, inchiostro, pittura ad olio. Qualsiasi cosa mi ispiri al momento. Seguo quel che mi dice l’inclinazione del momento.

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In mostra a Lucca ci sono tuoi disegni a matita, chine, dipinti a olio. Non usi quindi mai il computer?
No. Non so come usarlo, il computer. Non sono proprio in grado. Faccio tutto alla vecchia maniera. Matite o dipinti su tela.

Questo ci riporta anche ai tuoi autori di riferimento, che ovviamente non utilizzavano il computer.
Forse è solo perché non sono in grado di usare il computer (ride). In realtà è che sono ispirato dai maestri classici del passato.

cho-vert-1Dalle tavole che ci sono in mostra si nota un’enorme pulizia nel tratto e una grandissima attenzione ai particolari.  Quanto tempo dedichi alle tavole? Ti risulta complicato chiuderne una piuttosto che continuare a renderla perfetta?
Mah, guarda. Continuo a disegnare fino a quando non penso sia a posto: con il passare degli anni l’esperienza mi dice quando fermarmi. Normalmente ci metto un paio di giorni a realizzare una tavola di media difficoltà; il primo per disegnarla e il secondo per inchiostrarla. Talvolta faccio prima, talvolta ci vuole più tempo…

Realizzi le tavole con piccoli sketch preparatori, prove?
Non passo molto tempo a realizzare thumbnails o sketch per le tavole che devo realizzare; di solito vado direttamente sulla tavola.

Liberty Meadows è stato il tuo primo lavoro e  conta numerosi fan in tutto il mondo. Come è nata l’idea della serie e quale credi sia stato il principale elemento di successo di questo lavoro?
Non so, sai. Essenzialmente la serie Liberty Meadows è nata per puro divertimento personale e dei miei amici.
Non ero intenzionato a cercare un target di riferimento. Realizzavo storie che mi facevano ridere. E, a quanto pare, fortunatamente tantissime persone con il mio stesso senso dell’umorismo hanno apprezzato quelle storie.
Le prime storie le ho ideate mentre ero al college, erano la serie University2: successivamente, dopo il diploma, l’ho trasformata in Libery Meadows.

cho-1Hai collaborato su vari personaggi della Marvel Comics, tra cui attualmente The Totally Awesome Hulk. Se avessi carta bianca, quale sarebbe la serie che vorresti scrivere?
Sono in Marvel da quattordici anni e ho fatto essenzialmente quel che mi piaceva di più. Sono fortunato, posso scegliere i lavori che mi piacciono. Di solito mi chiedono se sono interessato a far alcune cose e io ho la possibilità di dire sì o no. Avviene tutto in maniera informale ma sono trattato molto bene in Marvel.

Sei noto per essere anche un grandissimo copertinista. Domanda secca: preferisci disegnare le cover o l’interior art?
Sono cose differenti; le copertine devo renderle quanto più grafiche e coinvolgenti possibile, interessanti. All’interno dell’albo invece devo concentrarmi sull’essere al servizio della storia. Sono totalmente differenti approcci mentali.
Dovessi essere messo alle strette e scegliere, sceglierei le copertine. Perché sono pezzi unici: una ed è finito il lavoro. Anche se alle volte è più difficile realizzare una copertina di un albo. Devi sempre pensare come se dovessi battere un home run quando fai una copertina e quindi hai una maggiore pressione addosso.
In ogni caso ogni lavoro (tavole interne, copertine) ha le sue difficoltà e le sue soddisfazioni.

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Ti sei cimentato sia come disegnatore di testi altrui, sia come autore completo (e non solo sulla tua amata Liberty Meadows). Quali sono le differenze, se ci sono, come metodologia di lavoro nell’approccio alla rappresentazione dei  testi?
Preferisco, ovviamente, scrivere e disegnare le mie storie da solo. Non ho nulla contro gli sceneggiatori, ma ce ne sono alcuni che non sono proprio eccelsi e preferirei non lavorarci insieme. Jeph Loeb, per dire, è invece uno degli autori con i quali mi piacerebbe lavorare perché lo ritengo veramente in gamba. Un altro è Tom Sniegoski, con il quale ho realizzato World of Payne.
Dipende dal progetto ma in generale preferisco scrivere e disegnare le mie storie, non mi piace lavorare per gli altri.

Da cosa dipende, secondo te, questo rapporto non felice con gli sceneggiatori?
Molto spesso il rapporto si riduce nel ricevere una email con dieci pagine di sceneggiatura. Non si ha il tempo e il modo di stringere alcun rapporto.

cho-vert-2Sei famoso per la tua particolare abilità con la figura femminile. Ciò che è meno noto al grande pubblico è la perizia e la cura che riponi nella raffigurazione dell’anatomia umana (anche maschile) e delle espressioni facciali, ricche di dettagli. Oltre all’ovvio studio della materia da parte tua, ci puoi raccontare se usi modelli o fotografie – o tutti e due –  come base per ottenere questi risultati?
Essenzialmente il fumetto è un film senza audio; quindi devi esagerare e rendere le figure molto espressive e cercare di tradurre le informazioni necessarie. I disegni devono riflettere la sceneggiatura e le emozioni. Se mi viene indicato un momento triste faccio di tutto per rendere l’espressione del personaggio depressa, se è un momento felice mi assicuro di rendere il personaggio in modo da tradurre bene quel che viene scritto in sceneggiatura.

Cosa c’è di diverso nel lavorare ad una tua serie rispetto a un prodotto Marvel? Ci sono limiti che si impone e come cambia il rapporto con i lettori?
Se lavori per una casa editrice sei in balia delle loro politiche interne, delle loro scadenze; è un ambito più limitato. Chiaramente preferisco fare le mie cose in questo momento della mia carriera.

Grazie per la disponibilità e buon lavoro!

Riferimenti:
Il sito dell’autore.
Il sito dell’editore saldaPress.

Napoleone – Ascesa e caduta con un tocco italiano

Numero 45 della collana Historica: protagonista, anche grazie alle matite del campano Fabrizio Fiorentino, Napoleone Bonaparte.

napoleone-coverIl volume che abbiamo fra le mani è il numero 45 della collana Historica della Mondadori: edito a luglio e tuttora disponibile nelle librerie può far da volano a molte considerazioni sull’editoria, sul fumetto d’oltralpe, sul fumetto storico, sugli autori italiani.

Questa collana è per la Mondadori Comics motivo di orgoglio e allo stesso tempo sintomo di difficoltà.
Delle molte collane varate negli ultimi anni, infatti, questa è quella che mantiene negli anni una concreta costanza e frequenza proponendo a prezzi decisamente abbordabili un numero di pagine molto consistente. Mediamente, infatti, al costo di un cartonato come pubblicato in Francia riusciamo a fruire di saghe complete che ne comprendono almeno 3 o 4.

Per il resto, purtroppo, nel cambio di direzione nella casa editrice di Segrate c’è da annoverare un ridimensionamento dei vari progetti partiti, se non la chiusura in pectore.

La collana Prima, che presentava inediti praticamente in contemporanea o quasi con la Francia, è ferma da quasi un anno e la collana Fantastica, che presentava saghe fantasy, da luglio.
Ben più clamore, fra gli appassionati di fumetti, ha poi destato l’annuncio della chiusura del progetto che prevedeva una serie di albi inediti in edicola con protagonista il famoso Kriminal, personaggio di gran successo negli anni sessanta, per il quale era stato progettato un reboot coinvolgendo decine di autori italiani.

Preso atto del ridimensionamento, purtroppo, dovuto evidentemente ad una necessità di contrarre le uscite non più generatrici di utili, non ci resta che dedicare la nostra attenzione a questa collana che ormai da 4 anni ci accompagna nella riscoperta di molte produzioni d’oltralpe che hanno utilizzato i più diversi contesti e scenari storici per raccontarci vicende realmente accadute o di fantasia.

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Il volume dedicato a Napoleone raccoglie i tre tomi editi in Francia negli ultimi tre anni che coprono interamente la fulminante ascesa e caduta dell’imperatore francese (1793-1799 L’ascesa; 1800-1809 La gloria; 1810-1815 La caduta). Non è ovviamente la prima volta che Bonaparte viene fatto oggetto delle attenzioni di soggettisti e disegnatori, vista l’importanza fondamentale del personaggio nella storia d’Europa.

L’approccio di questa volta, però, degli autori convocati dalla Glénat, è diverso: lo scrittore dei tre volumi è Noël Simsolo, sceneggiatore, romanziere dalla lunga esperienza in vari campi. L’idea è stata quella di riuscire a condensare nelle poche tavole un percorso umano, politico e sociale che in maniera così devastante ha attraversato l’Europa tutta travolgendola in meno di venti anni.

A fargli da spalla un consulente di eccezione: Jean Tulard, storico che nella sua vita ha collaborato a circa cinquanta delle migliaia di libri scritti su Napoleone. Una serie che, con tutte le difficoltà causate da un impegno così gravoso, cerca di essere la versione ufficiale a fumetti -quanto più corretta possibile- delle vicende di Napoleone.

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Interessante il fatto che il team creativo chiamato a realizzare questi tre tomi sia stato pescato al di fuori dei confini francesi: sono Fabrizio Fiorentino con l’aiuto di Alessio Cammardello ai disegni e Alessia Nocera ai colori.
Non è cosa da poco che il comparto artistico sia stato affidato a italiani, considerando il valore del personaggio Napoleone.

Il campano Fiorentino aveva esperienze quasi solo in ambito supereroistico e fantastico e questa risulta essere la sua prima incursione al di fuori di questi generi: un fumetto storico affrontato con molta cura e attenzione non disdegnando solo qualche piccolo svolazzo con inquadrature più fantasiose e ardite.
Non solo la quantità di vignette per tavola è differente e drammaticamente superiore in questo lavoro francese, ma soprattutto il fatto di dover realizzare così tante pagine di interni piuttosto statiche ha fatto la differenza con le molte tavole prodotte per il mercato statunitense.

Eppure, nella gestualità dei personaggi e nei primi piani, si riesce a vedere una grande attenzione e capacità nel rendere gli stati d’animo dei protagonisti del fumetto. Non mancano, nei tre tomi, scene di battaglie e panoramiche dei luoghi i più disparati, da Napoli a Parigi all’Egitto, a rendere il lavoro dell’artista campano quanto più completo possibile.
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Il libro, come detto, ha una importante pretesa di correttezza storica e la grande difficoltà dello sceneggiatore è stata condensare in poche pagine una quantità imponente di eventi importanti, scegliendo per quali occupare più pagine e quali sacrificare in brevi didascalie.
Nonostante le scene di battaglia, comunque, si tratta perlopiù di interni e dialoghi e quindi il ritmo di lettura non è particolarmente veloce; va da sé però che gli eventi si susseguono in maniera abbastanza frenetica visto l’arco di tempo coperto e pertanto i colpi di scena sono molto frequenti.

Il ritratto di Napoleone tratteggiato da Simsolo, per concludere, risulta essere completo ed esaustivo; riesce a farci capire sia la tigna, intelligenza e scaltrezza del personaggio che la sua capacità di agire al momento opportuno con decisione per realizzare una ascesa senza precedenti. Allo stesso tempo dipinge con chiarezza le mutate condizioni storiche che ne hanno sancito la rovinosa ed improvvisa caduta.
In sintesi una chiara lezione di storia frutto di una accurata selezione e riduzione decisamente apprezzabili per semplicità di approccio e qualità grafica.

Abbiamo parlato di:
Historica n.45 – Napoleone – Ascesa e caduta
Noël Simsolo, Fabrizio Fiorentino, Jean Tulard, Alessio Cammardello, Alessia Nocera
Traduzione di Marco Cedric Farinelli
Mondadori Comics, luglio 2016
120 pagine, cartonato, colori – 12,99 €
ISBN: 9788869264122

Il volume sul sito della Mondadori Comics
Video realizzato durante l’apertura della Mostra di tavole originali del volume, tenutasi al Palazzo Reale di Napoli, dal 14 aprile al 3 maggio del 2016

Mammacqua: un esempio di  giornalismo a fumetti

Paco Desiato realizza per Round Robin la storia Mammacqua, partendo dal referendum nazionale del 2011 sulla gestione pubblica dell’acqua.

mmcq-coverValutare con serenità volumi che trattano avvenimenti realmente accaduti è difficile; immaginiamo che parimenti sia difficile pensarli e realizzarli creando storie che rientrano nel genere del graphic journalism, così fortemente in voga negli ultimi anni.
Trovare uno spunto, un approccio originale, evitare il mero racconto cronologico degli eventi tale da rendere il fumetto un servizio televisivo stampato: questo uno dei problemi da affrontare quando si realizzano volumi come Mammacqua.

In questo caso sia la realizzazione grafica sia lo spunto narrativo sono originali e funzionano a prescindere dal collegamento con la realtà.
La Round Robin da anni ha una collana che spulcia nella recente storia italiana, dedicandosi all’edizione di libri a fumetti incentrati su storie di cronaca o biografie di personaggi italiani che in un qualche modo hanno avuto un impatto sul sociale.

Paco Desiato, autore sia della sceneggiatura che dei disegni di questo volume, cuce attorno alla vicenda della nascita della ABC Napoli una storia che ha i toni della fiaba moderna e che attinge ai miti antichi e a una storia lontana a metà fra leggenda e realtà.

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L’Acqua Bene Comune

In Italia, nel giugno del 2011, fu promosso e raggiunse il famigerato quorum un referendum abrogativo che cercava di correggere il tiro della legislazione che regolava la gestione dell’acqua pubblica. In linea di massima quel che si cercò di fare con il referendum fu di indicare alle amministrazioni che l’acqua pubblica che esce dai nostri rubinetti non poteva e non doveva essere oggetto di speculazioni economiche e, per estensione, che non sarebbe dovuta essere gestita da soggetti privati.

A Napoli questo referendum, così come la battaglia per la gestione dell’acqua come bene comune, fu particolarmente sentito; alcuni reali protagonisti di queste lotte, poi culminate nella trasformazione dell’azienda che si occupava della gestione dell’acqua (l’Arin) in un consorzio pubblico dal nome ABC (Acqua Bene Comune), li ritroviamo nel libro di Desiato.mmq-orizz-1

Venderesti tua madre?

In occasione di quest’opera Desiato, classe 1975 con alle spalle una carriera fumettistica che lo ha portato nell’ultimo quinquennio a collaborare con la Disney, elabora una storia molto delicata che a due protagonisti contemporanei affianca in parallelo Sebeto e Parthenope, due figure del Pantheon degli dei greci, dipinti dal mito come i fondatori della città di Napoli (originariamente Partenope).

mmcq-vertLa vicenda scorre rapida e le caratterizzazioni dei due personaggi sono centrate. Il focus della narrazione è chiaro e raramente si disperde al di fuori del necessario. Gli intermezzi con i momenti realmente accaduti sono ben amalgamati e nel complesso la realizzazione è omogenea e ineccepibile dal punto di vista grafico.

Il disegno è a matita con qualche grigio e, seppur gradevole, sembra essere incompleto; il colore avrebbe riempito i molti spazi bianchi, magari portando il libro ancor di più verso una fiaba illustrata.

Conclude il volume, come sempre per la casa editrice romana, un corposo apparato redazionale nel quale, oltre a interviste e interventi (di padre Alex Zanotelli come di Luigi De Magistris), si possono ammirare gli studi preparatori e lo storyboard completo del volume di Paco Desiato.

Abbiamo parlato di:
Mammacqua (Venderesti tua madre?)
Paco Desiato
Round Robin, 2016
120 pagine, brossurato, bianco e nero – 15,00 €
ISBN: 9788898715541
Il volume sul sito della casa editrice

Daredevil #4 (Soule, Buffagni)

Charles Soule arricchisce questa nuova gestione con l’importante ritorno di Elektra. A supportarlo ai disegni c’è l’italiano Matteo Buffagli.

dd-copertinaLa serie mensile Panini dedicata a Daredevil ci presenta, in un albo molto corposo di 80 pagine e dietro una cover strepitosa del maestro Bill Sienkiewicz, la sesta storia  del nuovo corso del personaggio. Charles Soule, lo scrittore, continua la sua opera di revisionismo del personaggio riportando in scena Elektra, già molte volte morta e risorta. Allo stesso modo nei mesi a seguire non mancheranno le reunion storiche del personaggio con altri character Marvel.
L’arrivo della ninja greca sconvolge la già di per sé complicata vita di Matt Murdock; in una storia raccontata su due piani temporali l’avvocato viene contattato da Elektra (che non sa della sua doppia identità) al fine di entrare in contatto con Daredevil per porgli una domanda decisamente sconvolgente che chiude l’episodio, destinata a continuare nel prossimo albo.
Disegni e chine dell’italianissimo Matteo Buffagni, attuale copertinista di Diabolik, in una storia decisamente importante sia per le vicende narrate sia per i personaggi utilizzati. L’autore si avvale di un approccio noir molto netto: nessun tratteggio, molto nero pieno e l’utilizzo (direttamente dall’esperienza diabolika) dei retini per sfondi e velature. Interessante l’uso dei colori, che di giorno mutano solo il tono, restando praticamente sempre nello stesso ambito cromatico.
Un ottimo intermezzo, quello realizzato da Buffagni in questo e nel prossimo albo, che potrebbe essere un punto di partenza per chi volesse iniziare o riprendere a leggere le storie di Daredevil.

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Abbiamo parlato di:
Daredevil #4 (Devil & i Cavalieri Marvel #55)
Charles Soule, Matteo Buffagni, Matt Milla
Traduzione di Luigi Mutti
Panini Comics, ottobre 2016
80 pagine, brossurato, colori – 3,50 €
ISSN: 9772240955006

Dagli anni ’90 con furore: Superpatriot!

SaldaPress pubblica in Italia la miniserie, firmata da Robert Kirkman e Cory Walker dedicata a uno degli eroi creati da Erik Larsen su Savage Dragon.

sp-coverNell’empireo dei personaggi a fumetti sono ormai molti quelli ultradecennali che sono oggi scritti o disegnati da autori che ne leggevano le storie da bambini: è sicuramente un grande risultato avere la possibilità di raccontare il personaggio che da piccolo ti aveva fatto amare il fumetto.

Metti però il caso di uno scrittore che non aveva ancora praticamente debuttato da professionista con risultati rimarcabili e un disegnatore allo stesso punto della carriera; metti anche un personaggio che aveva debuttato nel 1992 come comprimario di una serie che comunque non aveva avuto un successo enorme in termini di vendite. Amato sì, venduto molto meno.

Parliamo di Superpatriot, personaggio apparso per la prima volta nel fumetto Savage Dragon #1 nel 1992, ripreso nel 2002 come protagonista della miniserie Superpatriot: forza combattente d’America scritta da Robert Kirkman e disegnato da Cory Walker. All’epoca della miniserie l’attuale deus ex machina della Skybound era un ex fanzinaro che si stava proponendo a vari editori fra i quali la Image, casa editrice statunitense che era stata per molti versi innovativa.
Ma dopo quasi dieci anni dall’inizio delle pubblicazioni la spinta data dai nomi degli autori fondatori era un po’ venuta a calare e il progetto iniziale si era in parte scostato dalle idee di partenza, restando comunque un approdo abbastanza sicuro per giovani autori in cerca di una prima occasione con progetti autonomi.

sp-orizz-2Kirkman e Walker, forti di una pin-up di quest’ultimo pubblicata sulla serie Savage Dragon, proposero a Larsen di scrivere una miniserie sul personaggio di Superpatriot, successiva alle due disegnate da Dave Johnson e alle apparizioni sia sulla serie del Dragone sia sulla mini Freak Force. La miniserie fu accettata e pubblicata, e viene ripresa oggi in paperback dalla saldaPress, attuale editore italiano di riferimento della serie di Robert Kirkman e della Skybound. Contestualmente alla realizzazione di questa miniserie, i due misero le basi per la creazione dei primi numeri di Invincible, altro fumetto edito in Italia dalla saldaPress che narra le vicende del giovane supereroe Mark Grayson e nel quale il personaggio di Superpatriot ha fatto qualche apparizione rendendo i due universi narrativi legati l’un l’altro.

sp-vert-1La miniserie è perfettamente in linea con i racconti originari di Larsen e ne raccoglie la leggerezza, la voglia di realizzare entertainment puro portando in primo piano personaggi come quelli che avremmo inventato da bambini, magari paradossali e kitsch.

Superpatriot è la maschera dietro la quale si nasconde Johnny Armstrong; pur prendendo spunto da Capitan America, la storia del nostro non prevede però nessun periodo di animazione sospesa e il combattente americano, nel contesto storico del Larsenverse, ha preso parte a tutti i conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Però sia l’età che l’aver attraversato tante battaglie si fanno sentire e, a differenza di quanto può apparire granitico Steve Rogers, Armstrong ha attraversato con difficoltà gli anni Novanta durante i quali alcuni scontri particolarmente violenti con i supervillain pacchiani di Larsen lo hanno portato a un passo dalla morte. Dopo aver subito innesti cibernetici, ha quasi perso il senno diventando una macchina da guerra facilmente manovrabile.

La storia di Kirkman e Walker pesca nel passato del protagonista proponendogli uno scontro con uno dei soliti villain, decisamente improbabile perché nasconde nel corpo di uno scimmione il cervello di un personaggio storico realmente esistito.

Da un punto di vista grafico le quattro puntate scorrono via pulite e veloci, con il solito utilizzo di onomatopee quasi solide come oggetti a descrivere l’impatto delle mitragliate del protagonista e un riferirsi all’interpretazione data da Dave Johnson ma con una minore dinamicità e maggiore sintesi. Non v’è alcun tratteggio o texture e vi sono solo pochi inserti di nero pieno, lasciando al colorista il compito di dare profondità alla linea chiara del disegno.

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Nella storia invece sono interessanti i molti flashback che ci permettono non solo di ricostruire la genesi del personaggio (rendendo la mini fruibile anche a chi non ha mai sentito parlare di Superpatriot) ma anche di vedere come il suo percorso da combattente si è, nei decenni, incrociato con il governo degli Stati Uniti. Ne esce fuori, fra difficoltà pratiche nella vita quotidiana per un semi cyborg e continui riferimenti a momenti complicati della sua carriera, un ritratto che, al netto delle battute in combattimento e al reiterarsi di situazioni anche comiche, ci dipinge il vecchio Johnny come un uomo costretto a comportarsi da eroe ma fondamentalmente stanco e anche un po’ sfiduciato.

Lettura forse un po’ troppo stile anni ‘90 per i gusti dei moderni fruitori di comic book ma sicuramente un must have per chi ha amato (e ama) la Highbrow Entertainment – la linea di personaggi di Erik Larsen – e la Skybound di Robert Kirkman.

Abbiamo parlato di:
Superpatriot – Forza combattente d’America
Robert Kirkman, Cory Walker
Traduzione di Stefano Menchetti
saldaPress, marzo 2016
116 pagine, brossurato, colori – 13,90 €
ISBN:  9788869190445

Stranieri bambini: le noccioline di Terry Moore

Bao Publishing presenta in Italia la versione kids della serie capolavoro di Terry Moore, Strangers in Paradise.

sip-coverUn filo rosso attraversa tutta la produzione artistica del fumettista statunitense Terry Moore. C’è qualcosa in comune fra la lunga run dell’autore sulla serie cult Strangers in Paradise, le successive Echo e Rachel Rising e SIP Kids (dove SIP sta per Strangers in Paradise), ultimo progetto realizzato in ordine di tempo e pubblicato in Italia dalla Bao Publishing.

Il volume raccoglie quattro storie complete di diciannove tavole ognuna, ambientate una per ogni stagione, e ha preceduto l’uscita dell’ultimo tomo della serie Rachel Rising (il settimo) con cui i tipi di Bao hanno quasi del tutto coperto l’opera omnia dell’autore.

Il filo rosso di cui si parlava è, banalmente, la capacità di comprendere e raccontare l’animo umano, riuscendo a dipingerlo nei contesti e nei generi narrativi più diversi.
In SIP Kids, Moore, da autore completo, prova a calarsi in un nuovo contesto, omaggiando in maniera palese e dichiarata le storie dei Peanuts di Charles Schultz.

Già in uno dei primi albi di Strangers in Paradise l’autore aveva rappresentato come bambini i personaggi principali della serie, i poco più che ventenni David, Francine e Katchoo, in un inserto onirico che aveva divertito in primis l’autore stesso.
sip-slide-1Molti anni dopo la chiusura della serie, e con diverse altre esperienze seriali alle spalle, quel seme lanciato ha germogliato in SIP Kids che utilizza, in una sorta di rilettura ultimate (per chi mastica i supereroi): i personaggi conservando le loro caratteristiche principali ma cambiando gran parte del contesto e, soprattutto, le loro età.

L’omaggio dichiarato non è oltraggioso grazie a quel filo rosso che permette a Moore di gestire le piccole situazioni nelle quali si trovano i bambini, dalla notte di Halloween alla partita di calcio.
Anche da un punto di vista grafico il disegno e lo stile dell’autore non sono lontani da quello visto in precedenza; ci sono una coerenza e omogeneità (a confronto con la lunghissima saga originale di SIP che è durata anni) e anche una sicurezza nel tratto e nelle ambientazioni, segno ormai distintivo che esalta le capacità di Moore.

sip-slide-2Quasi tutte le tavole hanno un epilogo diverte che pesca alternativamente nel genere slapstick, nei tormentoni tipici delle gag comiche o nelle fulminanti battute dei personaggi. Inoltre vi sono molte gag e riferimenti cross mediali che denotano una discreta verve ironica e anche critica nei confronti della società contemporanea (un esempio su tutti la madre di Francine che per offendere Katchoo la chiama “Kardashian”).

sip-vert-1In questo modo l’autore ripercorre le strade che hanno portato al successo la serie “adulta” visto che ne utilizza i personaggi e i loro caratteri con tanto di difetti evidenziati alla massima potenza; questo indipendentemente, poi, dall’aver o meno conosciuto le versioni adulte, con un risultato che è leggibile e godibile allo stesso modo che si sia letto o meno la serie precedente.

Seppur giocando, infatti, con sentimenti e situazioni perfettamente apprezzabili da un pubblico adulto, SIP Kids resta una lettura rapida e gradevole. Un libro efficace anche se letto da un bambino, sicuramente in grado di poterne afferrare le gag e i tormentoni che da subito caratterizzano i personaggi e li rendono immediatamente familiari e simpatici.

La scorrevolezza del racconto, sommata alla lunghezza standard di un albo a fumetti formato comic book statunitense, rende il volume una lettura veloce, forse addirittura fin troppo rapida per un lettore medio italiano, abituato magari a tempi di lettura diversi. In compenso, però, alla chiusura del volume resta un sorriso sulle labbra e un senso di leggerezza nella sua accezione più positiva che bilancia la (relativa) lunghezza con una buona qualità.

Abbiamo parlato di:
Sip Kids
Terry Moore
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, 2015
96 pagine, cartonato, colori – € 17,00
ISBN: 9788865436622

Terry Moore su LSB:
Recensione di Strangers in Paradise
Recensione di Echo
Recensione di Rachel Rising

Adam Wild #21- La medusa immortale (Manfredi, Lucchi)

aw 21 1Scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Antonio Lucchi, la storia La medusa immortale aveva preso le mosse nel numero precedente, in appendice a quella del debuttante Matteo Bussola.
Lucchi conferma i notevoli passi avanti rispetto al debutto (sulla  serie Davvero, da noi recensito qui) ed alla sua prova precedente su Adam Wild. Tra la linea chiara e morbida di Alan Davis e i giochi di inchiostro di Bill Sienkiewicz, ha aggiunto al suo carniere una maggiore fisicità e ci presenta personaggi meno caricaturali e nervosi con una pulizia della linea che delimita le figure immerse in giochi ad effetto che sporcano la pagina.
È la storia, onirica e fantastica, che richiede ambientazioni inusuali e distorte che chiede a Lucchi di mettere da parte ogni remora e osare l’osabile e oltre. Dalle audaci frequenti costruzioni della tavola con inquadrature particolarmente angolate, all’utilizzo di effetti particolari con la china digitale, sia che si rappresentino scene sott’acqua sia che si illustrino ambientazioni storiche di guerra.
Manfredi imbastisce una vicenda ardita con salti (realmente accaduti?) nel futuro con un misticismo fantastico di fondo che pervade tutto l’albo. Nonostante i continui rimandi alla continuity la storia è quella che più si stacca dalla ambientazione, saltando da scenari di guerra ad altri quasi post apocalittici, con un protagonista sovente in abiti adamitici e con movenze alla Tarzan a far da filo conduttore.

Abbiamo parlato di:
Adam Wild #21 La medusa immortale
Gianfranco Manfredi, Antonio Lucchi
Sergio Bonelli Editore, giugno 2106
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,30 €
ISBN: 772385033003

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Incontrarsi a Napoli: intervista ad Adam Kubert

Incontriamo al COMICON 2016 il disegnatore statunitense Adam Kubert, attualmente al lavoro sulla nuova serie dedicata ai Vendicatori per la Marvel Comics.

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Nato a Boonton, New Jersey, il 6 ottobre 1959, Adam Kubert è un disegnatore americano distintosi soprattutto per i suoi lavori per Marvel, DC e Dark Horse. Figlio del grande Joe Kubert e fratello di Andy Kubert, inizia a lavorare per la Marvel nel 1992 occupandosi delle matite di Wolverine, The Incredibile Hulk e Uncanny X-Men. Quando, nel 2001, la Marvel lancia il suo secondo titolo, Ultimate, dedicato agli X-Men, Adam viene scelto come disegnatore regolare al fianco dello scrittore Mark Millar. Successivamente realizza Ultimate Fantastic Four. Nel 2005 passa alla DC Comics con contratto in esclusiva sulla collana Action Comics. Dopo aver contribuito ai testi di Sgt. Rock, disegnata dal padre, e alle chine della mini serie Batman vs. Predator, realizzata dal fratello Andy, nel 2009 torna alla Marvel per occuparsi di Wolverine. Nel 2012 disegna gli ultimi numeri di Avengers vs. X-Men su testi di Jonathan Hickman, con cui successivamente collabora alle matite di The Avengers. Nel 2013 torna a occuparsi di Wolverine nella miniserie Origin II, che prosegue il racconto delle origini del famoso mutante artigliato. Durante la maxisaga Secret Wars fa squadra con Dan Slott nella mini serie Amazing Spider-Man: Renew Your Vows. Oggi, assieme a Mark Waid, porta avanti l’incarico di disegnatore su All-New, All-Different Avengers.

kubert 3Ciao Adam e benvenuto sulle pagine de Lospaziobianco. Partiamo subito con le domande: quale è stato il tuo primo fumetto?
I primi fumetti che ricordo di aver letto quando ero molto piccolo sono i fumetti della DC Comics di mio padre: erano ovunque in giro per la casa. Da piccolo i miei preferiti erano quelli di Sugar and Spike, era un fumetto molto semplice, di Shelly Maye, ed è stata questa la mia prima esperienza con i fumetti quando ero piccolo, probabilmente quando avevo l’età che ha ora mia figlia [6 anni, n.d.r.].

Hai un nome molto pesante e tuo fratello lavora nel tuo stesso campo. Sembra, dall’esterno, che questo non ti crei problemi di sorta, è corretto?
La famiglia è tutto, ho portato la mia famiglia con me e la porto sempre in giro. Sono andato a pochissime convention, ma ci porto sempre la mia famiglia. I fumetti per me sono un lavoro, uno splendido lavoro che adoro, io amo disegnare, ma è comunque sempre un lavoro. Alla fine la famiglia è sempre la cosa più importante, ciò che mi guida e mi motiva. Quando diventerò vecchio, non saranno i fumetti a prendersi cura di me [testuale: a cambiarmi i pannoloni da anziano], sarà la mia famiglia a farlo. Capisci cosa intendo, no?

kubert 4Dopo tanti anni in cui tu e tuo fratello Andy siete stati il punto di riferimento per la Casa delle idee, entrambi nel 2005 siete passati alla DC Comics, occupandovi rispettivamente di due icone come Superman e Batman. Cosa vi ha spinto a compiere questo passo?
Ho lavorato per la Marvel per circa 15-20 anni, cominciando all’inizio degli anni ‘90, e poi sono passato alla DC credo nel 2008 ((In realtà Adam e Andy Kubert hanno firmato il contratto in esclusiva con la DC nel 2005 e il primo ciclo di Action Comics firmato da Adam su testi di Richard Donner e Geoff Johns risale al 2006.)). Ho semplicemente cercato di fare qualcosa di nuovo, perché penso che quando cerchi di realizzare nuovi personaggi è molto entusiasmante. E a quel punto ho iniziato a disegnare Superman. Mi sono spostato per fare quello che avevo voglia di fare.
Dal 1992 avevo un contratto di esclusiva con Marvel, il motivo è che amavo i loro personaggi. E anche le persone che ci lavoravano, persone eccezionali. Volevo provare solo qualcosa di nuovo, di diverso.

In Spider-Man: Renew Your Vows, insieme a Dan Slott, hai approfondito una realtà alternativa in cui Peter Parker e Mary Jane sono sposati e hanno avuto una figlia. Secondo te personaggi che calcano la scena da decenni devono evolversi o restare “congelati” sempre nello status quo?
Domanda facile. Penso che la cosa più importante riguardo questi personaggi sia raccontare buone storie. Punto. La storia è la parte più importante. Se puoi creare altre buone storie o se c’è una ragione per farlo allora fallo. Se vuoi uccidere i personaggi per creare nuove storie o se vuoi esagerare per creare una trama originale puoi farlo, finché rispetti il personaggio e tutto ciò che è il suo passato. Non puoi far diventare Spider-Man come Wolverine con gli artigli, o forse sì, per una sequenza onirica, ma devi rispettare la storia del personaggio e continuarla con una buona trama.
I personaggi devono comunque essere coevi ai lettori così i giovani potranno apprezzarli meglio. Se restassero negli anni ‘70,  i ragazzi oggi come potrebbero rifarsi a loro?

Inoltre chi legge oggi un fumetto di supereroi non deve (non può!) per forza aver letto i decenni di storie precedenti dello stesso personaggio…
Sì. Deve aprirlo e poterne godere. Tu cerchi sempre di avere nuovi lettori. Se non capiscono cosa sta succedendo li perdi come lettori.

kubert 5Che cosa differenzia All-New All-Different Avengers dalle precedenti serie dedicate agli Avengers, e qual è, a tuo parere, l’aspetto più interessante del Marvel Universe post-Secret Wars?
Essenzialmente dà l’opportunità agli autori di scrivere buone storie. C’è un nuovo status quo per molti personaggi. I nuovi personaggi sono un campione delle cultura moderna. Questo è quello che sono gli All new all different Avengers; ci sono Kamala Khan (la nuova Ms. Marvel), Miles Morales (l’Ultimate Spider-Man), il Thor “donna”, Jane Foster… Quando metti insieme questi personaggi ottieni gli Avengers, ma ciò che rende questo fumetto così particolare è come interagiscono fra di loro, è questo che rende la storia divertente.
La mentalità di base, però, è sempre la stessa: gli Avengers sono un gruppo di eroi che si mettono insieme per combattere il male. Solo che ora sono più moderni.

Negli ultimi anni i maxi-eventi che mettono in gioco l’intero universo narrativo si sono fatti sempre più frequenti.
Sì, ogni due anni circa provano a cambiare tutto…

Questo andamento, con il conseguente rapido rimescolamento dei team creativi, non rischia di vanificare il legame dei singoli artisti a una specifica serie, e di rendere meno efficace il lavoro degli autori in generale?
Prima di tutto, pubblicare fumetti è un lavoro. Se il pubblico compra copertine variant, se il pubblico compra eventi come i cross-over ogni sei mesi gli editori continueranno a farlo. È una cosa buona o cattiva? Non penso sia una cosa buona [ride, n.d.r.], ma è così.
Io spero che il mercato non imploda, ancora. Speriamo che la gente che compra i fumetti e li legge li apprezzi.

Come si è evoluto negli anni il tuo metodo di lavoro, anche grazie alle moderne tecnologie?
Giacché la tecnologia avanza, bisogna aggiornarsi e aggiornare se stessi. Sì, ho cambiato il mio modo di fare fumetti. La chiamano inchiostratura digitale, ma nei fatti non è una inchiostratura. È una correzione al computer: realizzo delle matite molto precise e pulite e con un software cambio i livelli e le rendo scure e contrastate. Successivamente, quando la tavola viene completata al computer (mia moglie si occupa di contrastare i livelli), di solito aggiungo qualche correzione.
Nel disegno a matita c’è molta energia e quando si inchiostra si può perdere. Penso che il mio lavoro in questo modo sia ottimale perché la forza delle matite viene conservata.

Negli ultimi anni, nel supereroistico, c’è la tendenza a cercare stili di disegno iperrealistici, al limite del fotografico. Come la giudichi?
Tanti usano le foto come “reference”, altri no. C’è un modo giusto per farlo e uno sbagliato. Quello giusto è fare in modo che non si capisca che è stato fatto. Dando un’interpretazione.
Alla Scuola ((The Kubert School)) una delle cose su cui insistiamo di più è che devono utilizzare delle foto come riferimento; non puoi disegnare senza. Io preferisco disegnare con delle foto di riferimento se ho tempo, dalle quali posso vedere i particolari. Posso disegnare senza, ma preferisco usarle.

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E invece l’utilizzo di foto che vengono poi lavorate direttamente per farle diventare fumetto?
Orribile! [ride, n.d.r.]

Tuo padre mi raccontò che secondo lui chi lavora nel campo del fumetto deve conoscere ogni angolo del processo produttivo…
Sì, ogni aspetto produttivo, ed è quello che continuiamo ad insegnare alla Scuola.

Oggi molti artisti nascono sul web, creando una piattaforma che unisce persone da tutto il mondo e che spesso vengono notate da grandi case editrici proprio grazie a questi canali. Cosa pensi in generale del fenomeno dei webcomics e della condivisione degli artisti sul Web? Ci sono insegnamenti focalizzati su questo aspetto nella vostra scuola?
Ogni due anni tutto cambia, devi aggiornarti e seguire le nuove tecnologie, anche nella comunicazione e nella promozione. Agli studenti viene fornito un kit che comprende una Cintiq (tavoletta grafica) sulla quale imparano a lavorare in Photoshop, abbiamo computer e tutto quel che serve. Viene chiesto loro di avere un sito Web ed un portfolio digitale. Le convention sono numerosissime e insegniamo come relazionarsi, anche attraverso questi contesti.

Pensi sia rimasto qualcosa nella vostra famiglia delle vostre origini europee?
Penso che, grazie a come si comportava mio padre, la mia famiglia sia ancora molto europea. Direi che più che una eredità europea penso che abbiamo una sensibilità europea.

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Che poi è quello che si trova nei tuoi disegni (ed in quelli di tuo padre); una potenza e plasticità statunitense mainstream, ma un’attenzione all’espressività tipicamente da disegnatore europeo.
Grazie. Questo è davvero un gran complimento. Come dicevo prima, per me e così come è in Europa, la famiglia è molto importante; le porte di casa nostra sono sempre aperte per tutti. Ho conosciuto Sara [Mattioli, n.d.r.] e Lee [Bermejo, n.d.r.] pochi minuti fa appena arrivato. Ottime persone. Ho detto loro di passare a trovarmi a casa mia quando capitano a New York, non era un modo di dire.

Hai avuto modo di testare l’affetto dei fan qui al Comicon?
No, sono appena arrivato… L’ultima volta che sono stato ad una convention in Europa è stato a Lucca, credo 15 anni fa circa.

Grazie mille della disponibilità e buona convention!

Intervista realizzata durante il Napoli Comicon, il 22 aprile 2016 (grazie alla disponibilità della Panini Comics e di Nicola Peruzzi).
Qui la nostra intervista nell’avvicinamento al Napoli COMICON 2016.
Qui il video completo dell’intervista.

 

Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink Floyd

Danilo Deninotti e Luca Lenci sono gli autori di “Wish You Were Here”, la prima biografia a fumetti dedicata a Syd Barrett e ai suoi Pink Floyd.

Barrett_cvrDiventa sempre più interessante per quantità e qualità di proposte la collana Bd Rock della Edizioni Bd, orientata a raccontare in chiave fumettistica biografie di personaggi che hanno fatto la storia del rock e del costume.

Ultimo uscito in ordine di tempo, è il volume Wish you were here, scritto da Danilo Deninotti e disegnato da Luca Lenci, nel quale è tracciato un ritratto di Roger Keith Barrett, detto Syd, chitarrista, cantante, fondatore e anima dei primi successi dei Pink Floyd.

Una storia che sicuramente necessitava di essere narrata visto l’impatto che questo autore ha avuto sulla cultura del secolo scorso ed è apprezzabile la riuscita editoriale del prodotto, del quale va sottolineata la usuale elegante veste grafica con copertina rigida con inserti lucidi, tipica delle Edizioni Bd.

E Deninotti, che già per la stessa collana si era cimentato con successo nella biografia di Kurt Cobain (Kurt Cobain – Quando ero un alieno), è l’autore più adatto a un tale compito vista la sua elevata perizia e conoscenza in ambito musicale.

Il libro non manca di destare l’interesse di chi legge soprattutto grazie alla scelta degli episodi raccontati, in grado di incuriosire non sia il lettore occasionale che l’appassionato di musica. L’autore sceglie una narrazione senza flashback che procede in linea diretta presentando episodi, anche distanti anni tra loro, ritenuti significativi nel percorso di vita e artistico del musicista inglese.
Gli episodi sono raccontati con un distacco quasi freddo e le uniche concessioni al sentimento riguardano la parte finale, nella quale un ormai irriconoscibile Syd fa visita ai suoi vecchi amici in sala di incisione (fatto peraltro realmente accaduto).

barrett_01Autore geniale che ha donato al secolo scorso alcuni dei prodotti discografici di maggior rilievo artistico, Barrett è stato quanto di più vicino alla figura retorica del “genio e sregolatezza”. Deninotti (da noi intervistato qui) non si preoccupa di indagare sui motivi delle improvvise sparizioni e dei comportamenti illogici ed eccentrici di Syd, non emette alcun giudizio sull’utilizzo in alcuni casi smodato di droghe da parte del cantante.

Non segue ipotesi, che pure sono state oggetto di grandi discussioni, che indicano in una reale malattia le cause dei suoi comportamenti; si limita a portarci, e non è poco, dettagliatamente e con perizia in una epoca abbastanza lontana, illustrando la parabola autodistruttiva di un genio.

Non viene sottointesa ma più volte evidenziata la necessità degli altri componenti del gruppo dei Pink Floyd di affrancarsi da una presenza a tratti pericolosa e di difficile gestione ma necessaria per la qualità del contributo artistico. Necessità comunque combattuta visto che è palese l’affetto e l’amicizia che tutti nutrivano e hanno nutrito per Barrett sia dopo l’uscita dal gruppo che dopo la sua morte avvenuta nel 2006.

Se una chiave di lettura si deve estrarre, forse è proprio questa: il rapporto umano e di affetto verso un uomo dotato tanto di genio quanto della capacità di autodistruggersi. Sottolineato poi, più volte, anche nelle opere discografiche dei Pink Floyd successive all’uscita dal gruppo di Barrett.
È un racconto che usa più ritmi e più toni, dall’allegro e coinvolgente al riflessivo e dolente, dai momenti inebrianti della nascita e dei primi successi alla straniante assenza di Syd colmata (o sottolineata) dall’episodio di chiusura, citato all’inizio di questo scritto.

barrett_02I disegni di Luca Lenci, da poco apprezzato come autore del libro Nicola Pisano edito dalla Kleiner Flug, sembrano essere in linea con il periodo storico che descrivono.
Come detto per la sceneggiatura, l’intento principale anche del disegno è il raccontare sia le persone che i fatti accaduti non disdegnando giochi grafici che alludono all’iconografia legata all’immaginario visivo dei Pink Floyd.

Lo stile utilizzato, che guarda alla lezione di Paul Pope, è composto da molti tratti rapidi e nervosi, adatti sia a descrivere il materiale disegnato sia a delineare le forme dei personaggi, con linee quasi mai tracciate in maniera sicura e definitiva ma sovente necessarie di ingrandimenti, correzioni, sovrapposizioni.

Discorso analogo anche per gli sfondi delle vignette, mai a tinta piatta ma con l’utilizzo di una texture con effetto carta di zucchero che restituisce alle tavole un effetto stropicciato e non pulito; procedimento utilizzato anche nel libro Nicola Pisano che però non funziona al meglio quando le vignette non sono riquadrate lo sfondo stropicciato si staglia su un foglio totalmente bianco creando un effetto decalcomania.

È buona, però, la sintonia fra il mondo di illustrare e il cosa si illustra; un disegno non fotorealistico, non perfetto e a tratti onirico. Non propriamente bello e corretto anatomicamente, lo stile non mira a descrivere ma a comunicare una emozione attraverso primissimi piani, anche utilizzando lievi deformazioni care ai manga ai quali l’autore sicuramente deve tanto (è stato il vincitore del Lucca Mangaka Contest del 2013), piuttosto che a descrivere. Leggi tutto “Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink Floyd”

Negli abissi marini con Stefano Raffaele: Deepwater Prison

Esce per la collana Fantastica della Mondadori Comics “Deepwater Prison” di Christophe Bec e Stefano Raffaele, un avvincente thriller carcerario sottomarino.

Deepwater coverNella sua seconda carriera, che lo vede tuttora presentissimo sul mercato francese, Stefano Raffaele ha legato il suo nome a quello dello sceneggiatore transalpino Christophe Bec, a partire dalla sua opera di debutto in terra di Francia, il primo tomo della serie Pandemonium, poi pubblicata in Italia dalla Mondadori Comics.

Stimato ed apprezzato oltralpe, da pochissimo il suo lavoro è finalmente approdato in Italia nelle collane della Mondadori Comics che ripropongono le sue opere in formato originale e a colori.

Qualche dettaglio in più sulla carriera e sul percorso di crescita lo potete trovare nel resoconto di una Showcase che si tenne a Lucca nel 2012. In quest’occasione Raffaele parlò della sua collaborazione con  Bec: “Il nostro rapporto di lavoro è magnifico, perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda. C’è una vera e propria osmosi, potrei dire. Inoltre ho grande rispetto del suo lavoro, della sua sceneggiatura, e cerco di rappresentare ogni scena come credo lui la veda nella sua testa.“.

Bec è un autore che potremmo definire predestinato: francese, ha vissuto tutta la sua infanzia in Africa sviluppando una morbosa curiosità e voglia di leggere e scrivere. Dalle fanzine alla sceneggiatura il passo è stato breve e nel giro di una decina di anni si è trovato ad essere uno degli autori più prolifici come quantità di albi pubblicati in Francia. Basterebbe solo citare la maxi saga di Prometeo (siamo arrivati alla uscita numero tredici in Francia) nella quale è per la gran parte affiancato nei disegni proprio da Stefano Raffaele.
Autore poliedrico, Bec sembra dare il meglio di sé nella realizzazione di saghe epiche a lunga gittata che, ambientate in un futuro prossimo, hanno un approccio simile a quello dei disaster film di Roland Emmerich. Nel caso della trilogia raccolta dalla Mondadori Comics nell’albo #25 della serie Fantastica, la storia è ambientata nel 2027, al largo delle Bermude.

La Deepwater Prison del titolo è l’ambientazione delle vicende ma nei fatti solo uno degli spunti narrativi (almeno 4) che al termine del terzo tomo saranno chiusi.

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Nel primo libro si parla di ecologia grazie alla descrizione del disastro ambientale avvenuto nei pressi della prigione sottomarina con l’inabissamento di una piattaforma petrolifera. Il disastro appare più o meno pilotato e su esso viene chiamata ad indagare una esponente del governo (presidente della Commissione per l’energia e l’ambiente) che, chiaramente, verrà osteggiata dall’azienda Prometheus Oil (la sigla PO non è distante da BP, British Petroleum, responsabile di un vero disastro nel Golfo del Messico nel 2010), dal nome/citazione alla famosa serie di Bec. Forte è anche la critica alla politica degli Stati Uniti che utilizza, si perdoni l’ossimoro, la guerra come principale strumento diplomatico senza preoccuparsi dei danni collaterali e delle vittime innocenti. In Deepwater Prison, ad esempio, si vede come un soldato che si era rifiutato di far saltare in aria un piccolo paese in Iran con solo vecchi e bambini venga messo in prigione.

C’è il thriller carcerario, con tentativo escapista come nei migliori film del genere con tutta la serie di stratagemmi e piani da correggere in corsa, l’usuale protesta, gli omicidi in cella, le celle di punizione. A rendere il tutto più difficile, ci si mettono un branco di enormi serpenti marini che vigilano la fossa nella quale è calata la prigione una pletora di personaggi più o meno tipici delle storie carcerarie che recitano di par loro le proprie parti.

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Il tutto, con un doveroso lieto fine, sembra puntare il dito verso lobby, giochi di potere e nazioni dal comportamento spregiudicato e impunito; non è puro entertainment quello di Bec ma sottintende, pur ammiccando ad un genere narrativo che è peculiare dell’occidente consumistico, una critica sociale.

Alla serietà delle implicazioni tematiche si affiancano gli spettacolari disegni di Stefano Raffaele. Ci sarebbe da aprire un discorso lungo e accorato per parlare di come questo autore abbia trovato consacrazione e felicità lavorativa in un contesto come il mercato francese ormai da una decina di anni. L’autore milanese qui sembra perdere colpi solo nella realizzazione dei personaggi basati sulle fattezze di attori famosi. Molto più a suo agio sembra quando i protagonisti non somigliano direttamente a qualche celebrità, evitando l’effetto “riduzione a fumetti di un film”.

Il volume si presenta ben confezionato: il cartonato è in formato francese con le pagine molto spesse, il che rende in maniera decisamente efficace la colorazione, sovente a tutta pagina e prevalentemente scura vista l’ambientazione sottomarina di quasi tutta la vicenda.

Nelle pagine finali vi sono alcune tavole e il loro work in progress, dalla matita alla tavola finale colorata; è possibile vedere la perizia del disegno di Raffaele a matita. In questo caso le capacità tecniche vengono esaltate dal disegno nudo talmente dettagliato che basta un passaggio al computer ad alterarne il contrasto per diventare una china perfetta.

I colori del Digikore Studios non sottraggono nulla alla qualità della tavola anzi, aggiungono maggiore drammaticità al risultato finale. Perfetti nella gestione degli effetti particolari (come nella tavola 45 del tomo numero 1, nella luce del batiscafo nelle profondità marine) e in generale in tutta la gamma dei toni scuri degli abissi, nei cieli e nelle inquadrature del mare dall’alto. Lodevole il non voler cercare l’effetto fotografico lasciando visibili nei volti in primo piano le velature dell’incarnato –sola personalissima critica al quasi obbligato uso di un punto luce bianco in corrispondenza del naso che francamente poteva essere evitato-. Raffaele, in tutto questo, dedica la sua maestria in primis alla realizzazione, perfetta, degli scenari.

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Che siano batiscafi, fondali marini, interni di prigioni sottomarine, elicotteri o palazzi dirigenziali, non c’è nulla che pare metterlo in difficoltà. Senza mai scadere nell’inquadratura banale, le sue vignette hanno tagli e angolature particolari, soprattutto quelle larghe e basse con effetto cinemascope nelle quali è impossibile rappresentare i personaggi in figura intera.

Altro punto di forza, da sempre, è la capacità di gestire le espressioni dei personaggi; vista la quantità di vignette presenti in ogni tavola (anche dieci o più) e di balloon presenti in ogni vignetta è fondamentale non solo offrire uno scenario verosimile e corretto ma anche dare ad ogni personaggio la giusta espressione. In molti casi questo è facilmente verificabile dal fatto che anche non leggendo il balloon è possibile capire cosa stia dicendo chi parla.

Il giudizio conclusivo, fatte salve le velleitarie critiche portate, è chiaramente più che positivo anche considerando la possibilità, per il pubblico italiano, di acquistare i tre tomi in volume unico con un prezzo ridotto di un terzo rispetto a quello del mercato francese. A differenza di altri racconti dello stesso autore l’azione si svolge in un arco temporale molto ristretto e vista la frequenza di eventi la lettura scorre veloce non soffrendo, come talvolta accade, di eccesso di verbosità. Deepwater Prison, è simpatico ricordarlo, finisce con un personaggio che sfoglia un volume, Sanctuary, che si chiama come l’ennesima serie a fumetti di Bec, chiaramente amante delle autocitazioni.

Abbiamo parlato di:
Deepwater Prison
Christophe Bec, Stefano Raffaele
Traduzione di Marco Cedric Farinelli
Mondadori Comics, febbraio 2016
168 pagine, cartonato, colori, 14,99 €
ISBN: 9788869263248

Nella fossa con i Bruti di Gipi

Un manuale di gioco a corredo del nuovo prodotto della fertile mente di Gipi: una storia acquerellata per farci entrare nel mondo di Bruti.

bruti coverIllustratore, fumettista, scrittore, regista e attore di lungometraggi e cortometraggi. Ora anche creatore di giochi di carte: la carriera multiforme di Gianni Gipi Pacinotti sembra non lesinare sorprese e repentini cambi di direzione.

Alla Lucca Comics & Games 2015 (ne avevamo già parlato qui) è stato presentato il gioco di carte Bruti, realizzato grazie a un vincente crowdfunding in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato in pochissimi giorni dall’apertura. Carte tutte dipinte dallo stesso Gipi, ovviamente.

Se nelle parole dell’autore questa avventura professionale era partita quasi per gioco, nei fatti è stata portata avanti con attenzione e sagacia: a Lucca, nel padiglione Games, era possibile acquistare il gioco e anche guardare le tavole originali acquerellate realizzate dallo stesso Gipi che poi compongono l’albo di cui ci accingiamo a parlare.

Realizzare un gioco ovviamente non è cosa semplice; il budget delle aziende che operano nel settore da solo dovrebbe dare il metro dell’impegno economico e professionale profuso in questo ambito. C’è da costruire ex novo un mondo intero, da inventare un periodo storico con tanto di eventi nel quale calarsi, un mondo da immaginare anche dal punto di vista grafico: parliamo di personaggi, magari razze animali, location, architetture e del dare coerenza all’ambientazione oltre alla meccanica di gioco che deve rendere avvincente il tutto.

Posto che, in tutto questo, la parte ludica è quella più importante.
Il mondo creato da Gipi è un medioevo fantastico, lungi dall’avere come riferimento le saghe fantasy che vanno per la maggiore in questo momento. Pare essere un medioevo particolarmente sporco, violento e ingiusto che ricorda sia nel linguaggio utilizzato sia in un certo propendere verso l’ironia e il paradosso quello portato sul grande schermo dal film L’armata Brancaleone.
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Realizzato quasi in contemporanea con la stesura del libro Ya! di Roberto Recchioni ne condivide scenari e approccio narrativo, in maniera così lampante che il personaggio principale di quest’ultimo, Stecco, disegnato dallo stesso Gipi nella copertina del libro, è stato omaggiato di una carta speciale con la quale si può partecipare al gioco di Bruti. Creando un crossover singolare fra gioco di carte e libro.

A corredo della scatola gioco è possibile acquistare anche un volume, manuale di gioco con fumetto inedito disegnato e scritto dallo stesso Gipi. Va sottolineato che la scatola base, comunque, ha già al’interno tutte le istruzioni per poter giocare.
Il libro, però, ha questo bonus non indifferente che consiste nell’ultima produzione a fumetti inedita dell’autore toscano che più di ogni altra pubblicità o spiegazione può darci l’idea di cosa sia il mondo di Bruti.

Con una tavolozza di acquerelli che pesca con sapienza fra i toni del giallo e del blu, Gipi ci introduce con un prologo a quello che è il luogo deputato allo svolgimento delle battaglie del gioco: la Fossa.
Il protagonista del fumetto è Aldobrando, un giovane impedito non propriamente sveglio che si trova a fronteggiare problemi più grandi di lui dimostrando risorse inaspettate. Nel racconto vediamo come da pavido assistente di un alchimista sia finito a combattere all’arma bianca contro i peggiori personaggi, i protagonisti del gioco di carte.

bruti verticaleLontano anni luce dalle sue ultime fatiche a fumetti, questo albo sembra essere un punto di arrivo della carriera fumettistica di Gipi: non conclusivo ovviamente ma rappresentativo di un momento di approdo dopo un percorso dal raccontare il passato, dall’autobiografismo fino a quello che, partito appunto come un divertissment, è diventato probabilmente uno dei lavori che maggiormente ha coinvolto e divertito l’autore toscano.

Traspare dalle pagine in grande formato un piacere e un compiacersi nel raccontare una vicenda figlia di un progetto ludico da tutti i suoi punti di vista.
Sommando l’acclarata perizia grafica di Gipi al piacere e al divertimento che traspare dalle tavole il risultato è chiaramente più che positivo: la storia come dicevamo ha un finale aperto che ci porta direttamente sul tavolo da gioco ed è solo un piccolo assaggio di quello che potrebbe essere un vero proprio racconto intero ambientato in questo contesto.

Il fumetto da decenni è uno strumento molto utilizzato in pubblicità per l’immediatezza e per i costi contenuti, e non è strano trovarlo come veicolo pubblicitario di un gioco. Sarebbe piuttosto interessante che invece in questo caso fosse il gioco a portare a un fumetto vero e proprio, lungo, dedicato ai personaggi scesi nella Fossa.

“Entrino i Bruti!”
“Tu cerca di restare vivo.
Li uccido io.”

Abbiamo parlato di:
Bruti. Manuale di gioco.
Gipi
Rulez srl, 2015
56 pagine, cartonato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788894125504

Risenfall: il fantasy Vittoriano di Liana Recchione

Liana Recchione realizza testi e disegni di un fumetto fantasy ambientato in una Londra vittoriana alternativa che mischia realtà e magia.

Risenfall copertinaLiana Recchione è un’illustratrice e fumettista che ha concluso da poco, con l’invio delle ultime copie all’estero, l’avventura del crowdfunding del progetto Risenfall, completato lo scorso mese di ottobre. Ne avevamo già parlato e siamo felici di poter finalmente stringere in mano l’albo, debitamente ricevuto a casa come accade in questi casi.

Il crowdfunding è stato completato con successo ed è stato seguito da una pubblicazione in libreria grazie all’intervento dell’editore Shockdom, già in contatto con l’autrice da prima di Risenfall. Attualmente tramite il sito è anche possibile acquistare la versione ebook, e il volume è quindi distribuito anche al di fuori delle copie già assegnate dalla campagna di preacquisto di ottobre.

Nelle 52 tavole del fumetto l’autrice riversa le sue passioni, i suoi riferimenti culturali e narrativi così come la sua fantasia trasportata in un’Età vittoriana venata di magia.

Le pagine sono realizzate in grande formato (21×29) e impaginate come un fumetto francese: non vi sono due pagine uguali nella costruzione e disposizione di vignette e la disegnatrice abruzzese sembra avere grandissima dimestichezza con tutte le possibili varianti, dalle vignette piccole e uguali riquadrate sovrapposte ad un disegno di sfondo, alle vignette senza margini per alleggerire la gabbia, alla serie di vignette strette in verticale o orizzontali basse per velocizzare o rallentare la narrazione.

La storia prende le mosse in una Età vittoriana alternativa nella quale una fantomatica “Sezione”, polizia segreta agli ordini di Sua Maestà, si dedica alla ricerca di strane creature magiche, i Fomori, provenienti da un altro piano astrale e non certo portatori di pace.

Mr. Rein Risenfall, il personaggio che dà il nome all’albo, è uno di questi Helwyr, novelli Ghostbuster, che hanno sacrificato la loro vita in una lotta infinita contro il Male. Il protagonista, come nelle migliori tradizioni, è un eroe inconsapevole e riluttante, figlio di un evento tragico che lo accompagna costantemente nei ricordi. Risenfall incontra  la giovane (apparentemente) strega Ms. Heartly, in compagnia del suo geloso gatto.

Risenfall orizzontale 1La storia scorre via con leggerezza; le gag utilizzate ben si amalgamano al tono scanzonato della storia, anche se parla di mostri, suicidi, streghe, roghi e lapidazioni. Il disegno contribuisce in maniera importante alla riuscita del progetto, visto che è assolutamente in linea con il tono con cui sono raccontate le vicende, tra il cartoon e il manga con qualche strizzatina d’occhio al deformed. E dato lo stile del racconto anche un maggiore utilizzo delle espressioni eccessive a sottolineare paura o sorpresa, tipiche di alcuni manga, non avrebbe stonato.

La disegnatrice è pienamente in grado di realizzare un volume omogeneo e sempre sulla stessa buona linea qualitativa, non lesinando svolazzi di gonne, vestiti e capelli e adottando una linea chiara senza alcun tratteggio, molto plastica e tridimensionale grazie anche a qualche gioco di sovrapposizione vignetta/disegno/vignetta. Vista la quantità di vignette e il numero di tavole la storia non è per nulla esigua.

Purtroppo però il fatto che sia solo un lungo prologo alla vera e propria avventura lascia nella bocca di chi legge un senso di incompiutezza superabile pensando che il volume è solo il primo di una serie, come fosse un cartonato francese. Risenfall orizzontale 2

La colorazione è in digitale, utilizza colori vivi ed è in sintonia con storia e tono. Utilizzando di base una grande varietà di sfumature di viola non si lancia in particolari e spettacolari effetti speciali, ma punta al sodo, dando volume ai disegni con velature non banali e non al risparmio, confermando quanto detto di positivo sul disegno.

Il volume si chiude con l’apertura narrativa al secondo tomo, in preparazione: le avventure di Ms Heartly e Risenfall, evidentemente, non sono che all’inizio, e il progetto immaginato dalla Recchione prevede altri sviluppi.

Resta, nel chiudere il libro, una buona sensazione di fondo visto che quel che viene promesso viene mantenuto: leggerezza, gag, magia, strizzate d’occhio ai teenager, avventura e trasferimenti su altri piani astrali. Il tutto ben disegnato. Unica pecca, forse, una narrazione lineare abbastanza telefonata, non proprio in grado di sorprendere il lettore. Non grave, ma magari evitabile con un po’ di lavoro in più sullo sviluppo della storia.

Abbiamo parlato di:
Risenfall
Liana Recchione
Shockdom, dicembre 2015
64 pagine, colori, brossurato – 8,00 €
ISBN: 9788896275870

Amazzoni; un mito rivisitato dalla Passenger Press

La Passenger Press edita una corposa antologia di storie dedicate al mito intramontabile delle Amazzoni con la partecipazione di oltre quaranta autori.

amazzoni coverSiamo alla fine del 1899, a Londra. Lady Turncliff è scomparsa mentre era impegnata in una spedizione alla ricerca delle mitiche Amazzoni; alla sua assistente alla Royal Society of London, Pauline Conway, viene recapitato da una misteriosa donna incappucciata un pacco di fogli scritti e disegnati a mano. Sono il racconto della scoperta antropologica del secolo, il racconto della sopravvivenza della giovane esploratrice in un mondo a noi vicino ma ancora sconosciuto.

Il racconto del ritrovamento del manoscritto, la lettura e la riscrittura dello stesso a opera della stessa Conway fino alla consegna al Presidente della Royal Society rappresentano il filone principale di questo fumetto, scritto da Alessandro Cremonesi e disegnato da Marianna Pescosta e Gaetano Matruglio che fa da colonna portante di questo corposo volumetto della Passenger Press, Amazzoni.

Dietro all’efficace copertina nei toni del grigio di Carmine di Giandomenico si alternano, alla storia principale, undici racconti realizzati da altrettanti sceneggiatori e disegnatori.

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Questo volume autoprodotto dalla Passenger Press pesca nella mitologia greca la storia delle donne guerriere raccontata sia dagli autori classici greci sia, molto più recentemente, nei fumetti di Wonder Woman della DC Comics.
A differenza del volume precedente, Racconti Indiani, non procederò all’analisi delle singole storie, in virtù del fatto poiché Amazzoni mostra una coerenza narrativa tale da permettere un discorso e un commento più generali.

Le tavole presentano vignette su due strisce, non più di due per striscia (e quasi sempre una) per utilizzare al meglio il formato della pagina 12×17 cm. Anche il lettering, comune a tutte le storie, contribuisce all’uniformità grafica del prodotto.
I disegni, però, spaziano su un orizzonte larghissimo: dalla matita sfumata al disegno in bianco e nero dal contorno netto che sembra in attesa di una colorazione; dal retinato alle molte linee cinetiche in stile manga shōnen. La narrazione, poi, è distante anni luce dal volume precedente: piuttosto che dedicarsi ad antiche leggende che, magari anche con violenza, cercavano di insegnare e insegnarci le verità della vita, gli scrittori di Amazzoni devono fare i conti con una realtà tribale brutale e ancestrale.

Non c’è spazio per i deboli di cuore o per chi esita; l’esperienza formativa, dolorosa, forte, rapida di Dynah Turncliff è una serie continua di violente scoperte. I canoni sociali ai quali era abituata cadono uno alla volta, dopo l’ esperienza narrata in ogni singola storia.

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Ne esce, alla fine, un quadro così velocemente capovolto che stride totalmente con il mondo che aveva lasciato (la Londra vittoriana) e al quale, sembra chiaro, non farà mai ritorno. Il percorso umano di crescita e trasformazione (per esempio la rinuncia agli occhiali) è compiuto e la donna che avevamo conosciuto all’inizio del libro non esiste più, indipendentemente dall’esito dello scontro finale che la vedrà protagonista.

In questo prodotto editoriale non mancano, ovviamente, i difetti. Pur riconoscendo in pieno lo sforzo effettuato nel coordinare gli autori, le storie, i frontespizi, gli omaggi e sottolineando la presenza di alcuni professionisti di gran valore, la media qualitativa dei disegni non è elevatissima, si denotano imperfezioni e livelli di padronanza del tratto e della narrazione ancora non ottimali.

Va tuttavia sottolineato che negli anni, pur raccogliendo collaborazioni di fior di professionisti, i progetti della Passenger Press si delineano soprattutto come trampolino di lancio per autori alle prime esperienze professionali.
A livello di impaginazione sento di dover aggiungere che, pur intuendo la volontà di creare un unico flusso narrativo senza soluzione di continuità, è davvero difficile districarsi fra le decine di autori e l’indice in questo non aiuta molto, poiché divide su due colonne separate il nome delle storie e gli autori delle stesse. La creazione di piccoli frontespizi con i nomi degli autori e soprattutto la numerazione delle pagine potrebbero aiutare e non poco, in tal senso.

amazzoni 3Nonostante la premessa iniziale, ritengo che a questo punto possa essere utile citare alcuni dei oltre cinquanta nomi presenti.

Oltre ad ottime conferme relative ad autori già presenti nel volume precedente, come Laura Farina, due su tutti hanno colpito da un punto di vista grafico la mia attenzione. Nonostante abbiano un approccio molto diverso, Entrambi mostrano una buona padronanza della tavola, senza cedimenti né sulle anatomie né sulle inquadrature anche particolari.

Cecilia Lo Valvo realizza una storia dinamica e di impatto, utilizzando una inchiostratura sporca molto ben realizzata che mischia varie tecniche con grande sapienza. La protagonista della sua storia è convincente e sicura, così come i disegni che ne descrivono la lotta contro il colosso. Difficile che il valore di un disegnatore si perda nel futuro, quando è presente in maniera così lampante.

Giorgio Gualandris ha invece un’impostazione pienamente fumettistica del disegno e dell’approccio alla tavola. Un fantasy, il suo, che rende omaggio ai grandi autori classici statunitensi dei comic book, sovente chiamati a cimentarsi con personaggi come Ka-Zar o Conan.
Le sue Amazzoni sono delineate da una china pulitissima e le profondità delle masse sono date dai contrasti in bianco e nero piuttosto che da tratteggi o altri giochi di grigio. Anche in questo caso le fondamenta sono state gettate, ora non resta che lavorare sulla piena realizzazione professionale.

“Ecco che arriva la fine, Pauline. Quello che accadrà dopo è incerto. Qui muore il futuro, e vive solo il presente”.

Abbiamo parlato di:
Amazzoni
AA.VV.
Passenger Press, mese 2015
12×17 cm, brossurato, b/n, 300 pagine

Quebrada: la lucha libre secondo Matteo Casali

La ristampa con inedito disegnato da Matteo Scalera della prima parte della saga di Quebrada, il noir in salsa messicana di Matteo Casali.

quebrada coverAbbiamo più volte parlato di Matteo Casali e delle sue molte imprese fumettistiche, ultima delle quali appena conclusasi, quel Batman: Europa nel quale fa viaggiare l’uomo pipistrello per le maggiori capitali europee.

Insieme ad Alessandro Apreda ha fondato il progetto editoriale RADIUM destinato a realizzare fumetti inediti di “altissimo livello” (riportiamo le parole testuali sul sito dell’editore).
Quebrada è uno dei progetti completati tramite crowdfunding il cui successo ha consentito parallelamente un recupero della prima serie di storie già realizzate ed edite in precedenza.

L’editore reggiano saldaPress ha dato il via alla ristampa del primo ciclo di storie in un volume edito dalla stessa casa editrice, con due copertine diverse e una storia inedita al suo interno, disegnata per l’occasione da Matteo Scalera.
Si tratta di storie brevi disegnate da autori sovente agli antipodi per stile e approccio al disegno, eppure la raccolta in un bel volume brossurato con alette rende questo libro un’antologia varia e completa.

Questo primo arco di storie è uno dei lavori di Matteo Casali della fine degli anni Novanta pubblicato per l’etichetta indipendente Innocent Victim e poi raccolta in volume dalla Edizioni BDQuebrada era partito per essere una serie a puntate da pubblicare sulla rivista Heavvy Metal, quasi interamente scritta dallo stesso Casali, nella quale vengono narrate le vicende dei lottatori mascherati messicani della “luche libre”.

La riedizione in volume, prologo al secondo albo di storie inedite disegnate da Michele Bertilorenzi, mostra in prima battuta una omogenea disomogeneità: a parte la scrittura, sempre di Casali, a parte il capitolo 11 che vede la partecipazione di Giuseppe Bazzani alla sceneggiatura.

Sono infatti l’ambientazione comune, i personaggi ricorrenti e la buona grafica e impaginazione delle storie a rendere il prodotto facilmente fruibile senza accusare troppo i cambi di disegnatore. Nel volume troviamo storie di tre lustri fa realizzate da autori oggi un po’ fuori dal giro delle pubblicazioni che contano come Armando Rossi o da altri che attualmente sono fra i top players del settore come Lorenzo Ruggiero e Andrea Accardi, per nominarne solo due, fino al caso di Fabio D’Auria, all’epoca solo colorista e oggi solo disegnatore.

quebrada verticaleA parte l’episodio disegnato da Luca Bertelè, dal tratto cartoonesco dichiarato già nel titolo stesso, tutti i disegni cercano di supportare la scrittura cruda e il contesto ancor più crudo in cui si muovono i lottatori.
Oltre a quelli già citati gli altri presenti, da Giuseppe Camuncoli a Grazia Loboccaro, da Mirko Grisendi a Stefano Tirelli, da Stefano Landini a Werther Dell’Edera, non regalano alcun disegno aggraziato al lettore, lo colpiscono duro e senza alcuna mistificazione, come in un vero incontro di lucha libre.

Su tutti, non ce ne voglia nessuno, mi piace mettere Antonio Fuso: nel capitolo 2 (Espacio Azul) plasticamente disegna e colora un redde rationem conciso quanto violento; ma è soprattutto nel capitolo 11, in un bianco e nero con inserti rossi, che ci consegna, nel raccontare una storia interamente ambientata all’interno di un’automobile, una versione spigolosa e squadrata che fa dell’essenzialità il suo punto di forza.

Menzione speciale per il capitolo inedito di Matto Scalera, da anni ormai pubblicato con frequenza in USA, con i colori di Claudia Palescandolo: un bagno di puro fumetto supereroistico a colori del nuovo millennio in un contesto così indie e alternativo come gran parte del resto del volume.

La raccolta non sembra sentire il peso degli anni passati dalla realizzazione visto che l’approccio per nulla mainstream che si utilizzò all’epoca teneva il progetto lontano dalle mode narrative o grafiche del tempo.

Dicevamo, lotta libera, maschere, violenza e Messico nelle storie raccolte, ma non solo. Ci sono secondi livelli di lettura facilmente interpretabili che sono già stati più volte spiegati anche dallo stesso autore e creatore della serie. Le maschere dei lottatori, in prima battuta, chiaramente sono altro che semplici pezzi di stoffa che coprono le fattezze dei lottatori: indossarle vuol dire diventare altro e diventarlo per sempre.

Un lottatore mascherato in un contesto sociale disastrato che lo elegge come simbolo e sfogo di frustrazione e miseria è il raggiungimento di uno status sociale elitario. Al pari di quello che poteva essere la boxe nella prima metà del ventesimo secolo negli Stati Uniti, la lotta libera diventa un momento di rivincita e di trasformazione.

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Qui, nei testi di Casali e nelle interpretazioni dei tanti disegnatori, ogni maschera rappresenta qualcosa di diverso; ogni personaggio è fortemente caratterizzato e apre scenari interessanti per racconti futuri.
La struttura particolare di queste storie brevi, non molto utilizzata in Italia, ci consegna spaccati rapidi, incisivi come la prosa e la narrazione di Casali, che non si preoccupano di perdersi in spiegazioni lunghe; sovente entriamo in medias res e riusciamo comunque a capire immediatamente cosa sta accadendo.
Un esercizio di stile interessante che fa da prologo alle nuove storie che comporranno il volume secondo di questa collana, in uscita in questo 2016.

Abbiamo parlato di:
Quebrada  Vol. 1 ‒ La città delle maschere
Matteo Casali e AA.VV.
saldaPress, 2015
144 pagine, brossurato, colori – 12,90 €
ISBN: 9788869190568

“Pugni” di Battaglia e Castaldi: 15 round di racconti di boxe

“Pugni. Storie di boxe” è una raccolta di 15 racconti scritti da Boris Battaglia e illustrati da Paolo Castaldi a descrivere altrettanti incontri di boxe storici

pugni coverSe si potesse accomunare la realizzazione di questo volume della BeccoGiallo scritto, da Boris Battaglia con disegni di Paolo Castaldi, a un concerto potrebbe essere accostato a un duetto jazz Bollani/Rava.

Pugni. Storie di boxe è un libro e fumetto al tempo stesso, sommati. Nato dalla volontà dei due autori di raccontare alcuni degli incontri che hanno fatto la storia del pugilato, è strutturato in 15 round, 15 rapidi capitoli dedicati ognuno a un match.
Prima la prosa, con Battaglia che ricostruisce il periodo storico e ci aiuta a conoscere i boxeur, e poi il fumetto, con le due tavole di Castaldi che chiudono capitolo e incontro, quasi sempre in maniera cruda così come un knock-out può essere.

Se raccontare a parole cosa è il pugilato, cosa sono stati gli incontri citati nel libro per intensità e impatto sull’immaginario collettivo è stato difficile, riuscire a spiegare come questo è avvenuto lo è ancora di più.

Partiamo dalla fine, ovvero dalle immagini sintetizzate da Paolo Castaldi.
Milanese, già presente nel catalogo dell’editore patavino con diverse opere da autore completo, è illustratore e grafico oltre che fumettista. Le due pagine che ha a disposizione, quindi, gli permettono di utilizzare in maniera sempre diversa le sue capacità professionali, passando dal fumetto semplice (vignette in sequenza con balloon), a quello muto, alla realizzazione grafica tipica di un manifesto pubblicitario all’illustrazione singola in due pagine. Un vero e proprio portfolio nel quale riversa tutta la sua esperienza e mostra la sua duttilità. Sarebbe lui, nel forse banale paragone fatto in principio, il Rava del duetto, pronto a supportare la melodia suonata da Battaglia con assoli rapidi e incisivi, svolazzi scostumati di una tromba irriverente.

Anche quello dello scrittore, in un certo senso, è un esercizio di stile: non è facile, infatti, riuscire a essere credibili e non fintamente epici quando si vanno a incrociare i guantoni con eventi distanti da noi oceani di mare e di decenni, verificati in epoche apparentemente lontanissime in contesti sociali disagiati, difficili, se non nei peggiori del secolo scorso.
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Dovendo utilizzare la retorica, banale ma reale, del pugilato come strumento di riscatto ((il mito Joe Kubert ci raccontò come negli anni Trenta, per sfuggire alla povertà, tanti provavano la via della boxe)), nonché del banale sfogo fisico per incanalare difficoltà miseria e frustrazione, Battaglia si trova sempre a dover danzare attorno alle parole senza cercare di compiacersi troppo, utilizzando solo i colpi giusti ed evitando ghirigori da circo.

Ne esce fuori una prosa asciutta come uno scambio di pugni può essere; molti punti, molte frasi corte (pur con qualche eccezione) inframmezzate dalla necessità, soddisfatta, di dover dedicare qualche frase in più ai contesti storici e sociali. Sono tutte storie che le ultime generazioni difficilmente conoscono; non si tratta di ignoranza, ma semplicemente del fatto che sono poco narrate ormai. Possono essere, però, paradossalmente, uno strumento utile per l’analisi della nostra società visto sono state scelte come particolarmente rappresentative di diversi periodi storici e di diversi contesti sociali problematici.

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Nonostante ci sia una grande eterogeneità di approccio nella scrittura di Battaglia dei vari racconti e dei disegni di Castaldi si può comunque individuare un approccio comune che, nella lettura, lascia un senso di continuità e coerenza. Ovviamente il volume può non far breccia (e non è il nostro caso) fra chi non è appassionato di sport e del racconto dello sport. Va da sé che, come detto, siamo però in presenza di una contaminazione che allarga e molto l’oggetto della narrazione.

Fra tutte le storie ne segnaliamo una in particolare. Nel racconto di Joe Louis Vs Max Schmeling, incontro disputato il 22 giugno 1938 a New York, c’è l’epopea rovesciata di un mondo che si stava arrendendo alle avanzate dei carri armati di Hitler e che vede il pugile tedesco battuto senza in pratica opporre resistenza a un nipote di colore di uno schiavo.

Qui Paolo Castaldi, con le sue due tavole nelle quali sovrappone una maschera di Hitler al volto di Schmeling, è presente prima del racconto di Battaglia; un racconto che, una volta dati i riferimenti del periodo storico e descritti i protagonisti, narra i due minuti e pochi secondi raccontati con la stessa velocità dell’incontro.

“Il tedesco lancia un grido di dolore che fa rabbrividire il pubblico, si solleva come un orso ferito poi crolla carponi.
Non si rialzerà.
È finita. Due minuti e una manciata di secondi.”.

Ottima, per concludere, la parte finale del libro, dove, oltre a postfazione, biografie e ringraziamenti, vengono dati riferimenti precisi (libri, articoli e altro) per chi volesse approfondire le storie accennate nel volume.

Abbiamo parlato di:
Pugni. Storie di Boxe
Boris Battaglia, Paolo Castaldi
BeccoGiallo, novembre 2015
144 pagine, brossura, colori – 18,50 €
ISBN: 9788899016180

Hellcat, una nuova vecchia supereroina è in città!

Grande ritmo e ironia in “Patsy Walker: Hellcat. Questa ragazza potresti essere tu”, scritto da Kathryn Immonen e disegnato da David Lafuente e Stuart Immonen.

Povera Patsy! Non è facile uscire da un matrimonio fallito quando tuo suocero è Satana in persona!

hellcat coverQuante ne ha passate Patricia Walker durante le sue avventure editoriali: pare ovvio che l’unica via di uscita da situazioni così complesse possa essere solo l’ironia.

Patty per gli amici, la Walker è una supereroina del pantheon Marvel nata ben settantadue anni fa -insieme a decine di personaggi sfornati a getto continuo e poi persi nel nulla – e ripresa negli anni sessanta / settanta, quando la Marvel iniziò la sua scalata all’editoria a fumetti mondiale con la famosa formula dei “supereroi con superproblemi”.

Sposata e divorziata con Daimon Hellstrom, figlio di Satana, è dotata di abilità psioniche e poteri quasi superumani dovuti solo in parte al suo costume. È la protagonista di un agile volume della Panini Comics presentato alla Lucca Comics & Games del novembre 2015 in occasione della presenza fra gli ospiti di Stuart e Kathryn Immonen. Marito e moglie, canadesi, disegnatore e scrittrice della prima miniserie raccolta in Patsy Walker: Hellcat. Questa ragazza potresti essere tu.

Nel libro vi sono due miniserie, la prima tratta da Marvel Comics Presents e la seconda da Patsy Walker: Hellcat. In chiusura una storia breve da X-Men: To serve and protect.

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Tutte le storie sono scritte dalla Immonen, autrice di successo che vanta moltissime pubblicazioni in casa Marvel così come per altri editori, fra le quali ci piace ricordare la serie Runaways con disegni della nostra Sara Pichelli.

Spesso chiamata a narrare le vicende supereroistiche di donne, la Immonen è donna di grande cultura, come è stato possibile constatare negli incontri a Lucca, e dotata di grande curiosità nei confronti del passato e dei libri. Non a caso i lavori realizzati in coppia con il marito Stuart al di fuori dei prodotti mainstream, sono albi di rara ricercatezza che raccolgono idee inusuali e inaspettate per autori di fumetti con tizi in calzamaglia.

Ma anche in questo contesto la qualità delle idee e degli dell’autrice, nonché della spigliatezza e freschezza delle sceneggiature non mancano. Si diceva in principio dell’ironia di Patsy Walker: in tutto il volume le avventure di Hellcat sono raccontate in punta di penna, con un tourbillon di battute e situazioni paradossali che sembrano essere il pane quotidiano dell’autrice, che mostra di gradirle molto più degli scontri titanici tra supereroi.

La prima miniserie è disegnata da Stuart Immonen, il cui tratto sicuro, ormai iconico per la Marvel visto la quantità di progetti chiave per la Casa delle Idee da lui illustrati, è facilmente riconoscibile. Anche il disegnatore in questo caso riesce però a staccarsi un po’ dal suo normale disegno epico e si allinea al registro comico della moglie, alternando inutilissime quanto splendide pin up di Hellcat in posa plastica, con una serie di disegni pieni di smorfie e posture comiche che gli permettono di mostrare anche questo lato delle proprie capacità narrative.

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Nella storia da segnalare oltre la presenza di un libro magico ((spunto classico per la Immonen, che ha dichiarato di avere una casa stracolma di libri e che sovente cerca ispirazioni per i soggetti nei volumi più particolari che le capitano sottomano)) anche un cameo di Stan Lee, nei panni del demone Gargoyle.

La seconda storia è molto più corposa e mantiene l’acceleratore pigiato forte sul tono della comicità e del paradosso; qui l’ex Mrs. Hellstrom denota uno spiccato senso dell’ironia e dell’autoironia, mentre i disegni dello spagnolo David Lafuente fungono da vero e proprio volano. Anche in questo caso, per realizzare storie di un personaggio comunque ai margini dell’attenzione della casa editrice e non molto conosciuto al di fuori degli appassionati, alla scrittrice viene affiancato un top player che sposa bene la sua linea chiara -che ammicca al manga- al cartoon, con una colorazione distante da quella usuale dei comic book, più orientata appunto, verso stili tipici del Sol Levante.

Da segnalare la presenza anche di Iron Man, che invia Hellcat in Alaska a investigare su una vicenda che mischia sapidamente quelli che possono essere i banali problemi di una teen-ager con la magia centenaria degli autoctoni del luogo. Grande azione, grandi scambi dialettici, grandi girandole di situazioni pericolose smontate con una battuta e un ritmo decisamente sostenuto, tenuto abilmente dagli autori dall’inizio alla fine.

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Scelta d’obbligo per la chiusura del volume una storia breve con un appuntamento galante con Gambit: poche pagine, giusto il necessario per distruggere il locale di New Orleans nel quale è ambientata la storia, sempre con disegni di Stuart Immonen, coadiuvato dalle chine di Wade Von Grawbadger.

Un volume che sottolinea come negli ultimi anni, e le attuali uscite lo dimostrano ancora di più, la Marvel abbia puntato a diversificare, pur nell’ambito supereroistico, le proprie testate, rivolgendosi quindi a pubblici diversi o proponendo ai lettori usuali un prodotto più leggero, meno pretenzioso e, tocca ammetterlo, talvolta più intelligente di un normale albo di supertizi in calzamaglia.

Abbiamo parlato di:
Patsy Walker: Hellcat. Questa ragazza potresti essere tu
Kathryhn Immonen, David Lafuente, Stuart Immonen, Wade Von Grawbadger
Traduzione di Marco Rizzo e Fabio Gamberini
Panini Comics, 2015
160 pagine, brossurato, colori – 13,00 €
ISBN 978891217318

SmartComix, il ritorno del fumetto formato smartphone

SmartComix, da una idea di Fabio Celoni, presenta una seconda serie di uscite, tra albi antologici e seriali, frutto di collaborazioni con autori di primo piano.

smartcomix verticale 1Alla Lucca Comics & Games 2014 avevamo assistito al debutto dell’etichetta SmartComix con dei caratteristici albetti nel formato 13×8, creato appositamente dal deus ex machina Fabio Celoni.

Dopo le prime uscite, presto esaurite, un lungo periodo di stasi aveva fatto da preludio all’annuncio – circa un anno fa – dell’acquisto da parte della casa editrice Shockdom dei diritti di riproduzione dei prodotti SmartComix.

Alla Lucca del 2015, invece, abbiamo finalmente avuto modo di vedere una seconda tranche di proposte, questa volta sotto l’egida Shockdom.

Lucca Comics & Games 2015

Le uscite presentate con un tourbillon di autori presenti hanno riguardato due testate: l’antologica SmartcoMIX, con i numeri 3, 4 e 5 e la nuova testata SmartComix Serial con il numero 1, disponibili anche in versione digitale tramite l’App SmartComix.

Va detto subito che rispetto alle edizioni precedenti la carta utilizzata, non più lucida, la stampa, la rilegatura e l’impaginazione degli albi sono decisamente migliorate e la resa grafica dei diversi tipi di disegno e colorazione è quasi ottimale, a parte alcune pagine un po’ scure. Perfetta, ovviamente, la resa dei disegnatori come Luigi Siniscalchi che realizzano le loro tavole in digitale in bianco e nero.

La testata SmartcoMIX presenta racconti brevi autoconclusivi di circa due dozzine di pagine ognuno; va ricordato però che ogni tavola consta di una singola vignetta. Le storie, tre o quattro a seconda della lunghezza, riempiono gli albetti unitamente alle biografie dei molti e stilisticamente diversi autori.

I nomi degli autori da soli bastano a far capire l’eterogeneità del progetto così come la qualità dei realizzatori: Luigi Siniscalchi, Pino Rinaldi, Mauro Padovani, Fabio Celoni, Maurizio Rosenzweig, Mario Alberti, Francesco Dimitri, Bruno Brindisi, Riccardo Pieruccini, Adriana Coppe, Giuliano Piccininno, Francesca Zambon, Marco Turini, Luca Blenigno, Mauro Uzzeo, Mattia Surroz.

smartcomix orizzontale 4Mancano solo i copertinisti d’eccezione Claudio Villa, Carmine di Giandomenico e Corrado Mastantuono e il Roberto De Angelis che (dopo Villa e Di Giandomenico) ha prestato la sua opera per le tre tavole dell’haiku a fumetti iniziale (denominato Smart Haiku, struttura particolare fissa di tre tavole di solo testo/poesia e tre tavole disegnate). Se ci viene passato il termine, in pratica una vera e propria orgia di autori nella quale non si fa fatica a volersi immergere.

Vista la quantità delle storie è ovviamente impossibile recensirle singolarmente. Va detto che si tratta di progetti che gli autori hanno portato avanti in totale autonomia e senza alcuna limitazione o indicazione di genere e tipo di realizzazione grafica e che pertanto rientrano generalmente in due tipi di fumetto: quello che avrebbero voluto realizzare di diverso rispetto a quello che abitualmente fanno – come, a titolo di esempio, la storia Uzzeo/Surroz –, oppure quello che abitualmente realizzano, svincolato però dai personaggi che abitualmente realizzano come, ad esempio, la storia di Celoni/Brindisi.

In ogni caso, per essere sintetici, si tratta di prodotti godibilissimi e molto curati. La vignetta singola, per intenderci, gode di una grande attenzione (in alcuni casi parliamo di piccoli dipinti) e la narrazione scorre rapida nel volgere di poche pagine. Proprio questo risulta essere al tempo stesso qualità e criticità del prodotto.

Cosa e perché

Nelle idee iniziali concepito per la leggibilità attraverso lo smartphone (da qui le dimensioni 13×8) il fumetto tipico di una storia SmartComix è il frutto del lavoro di un grande professionista del settore che viene realizzato a latere dei suoi lavori usuali. Portare avanti un progetto di 20 vignette, che corrisponde a 3 o 4 tavole di fumetto, di per sé non è un impegno gravoso e gli autori vi si possono dedicare nei ritagli di tempo con entusiasmo, addirittura riposandosi dal lavoro seriale che talvolta diventa pesante nella sua routine.

smartcomix orizzontale 2Il prodotto finale, però, consta in albi di tre storie da venti vignette, che viene apprezzato e goduto ma divorato nel breve volgere di pochissimo tempo. A conti fatti è questa, vista la palese qualità delle piccole storie pubblicate, la scommessa delle edizioni cartacee degli SmartComix: riuscire a convincere il lettore italiano, abituato a tomi poderosi come un albo Bonelli (600 vignette…) o come una raccolta di albi francesi (tre tomi in un unico volume, per un totale di oltre 1000 vignette) ad acquistare storie brevi di qualità ad un prezzo comunque non economicissimo, per un totale di meno di 70 vignette.

Può sembrare un discorso molto ancorato ai numeri e materialistico, ma il fumetto è anche entertainment e quindi deve tener conto – al di fuori delle qualità artistiche che in questo caso sono facilmente riconoscibili ed attribuibili al prodotto – anche di chi di questo entertainment deve fruire e quindi deve scegliere cosa comprare con il proprio budget. E se appassionati lettori senza grossi problemi economici non vorranno privarsi di una storia inedita di Claudio Villa o di Fabio Celoni, magari dipinta, discorso diverso è quello relativo a chi compra fumetti mensilmente districandosi fra uscite da edicola seguite regolarmente e volumi da libreria presi saltuariamente.

SmartCOmix Serial, lo smart è seriale

Discorso simile ma leggermente diverso per l’antologico seriale SmartComix Serial #1. Le tre serie presentate dividono la copertina e hanno un respiro diverso, prevedono un seguito e hanno più tavole a disposizione. Progetti più articolati e pensati quindi, che presuppongono un lavoro di preparazione e progettualità diverso e maggiore rispetto agli one shot della serie precedentemente analizzata.

smartcomix orizzontale 3La prima serie è una rivisitazione del lavoro già realizzato nel 2011 da Giorgio Salati con disegni di Donald Soffritti e con i personaggi di Bookbugs. Per un disguido tecnico un bambino si trova catapultato nella realtà dei personaggi del mondo di fantasia più famosi, da Amleto a Pinocchio, dal capitano Achab a Don Chiscotte. Il suo compito è cercare di risolvere il “bug” rimettendo i personaggi nei loro contesti. Veloce divertissment che gioca con la nostra cultura e i personaggi più famosi della letteratura, disegnato con il giusto tratto cartoonesco da Soffritti, lascia un po’ con l’amaro in bocca vista la velocità con cui conclude il suo primo episodio.

Nel secondo l’autrice Paola Barbato esplora un’altra volta, dopo la serie Davvero e in parte anche dopo aver co-creato la serie Real Life della Panini Comics, il mondo dei teenager, questa volta con una spruzzata di superpoteri. Anche se, come dice lo strillo pubblicitario, Alter Ego non è una storia di supereroi. Ai disegni e colori il tratto pulitissimo e plastico del debuttante Emilio Pilliu, a suo agio sia con le forme femminili che con la resa delle espressioni dei personaggi, il tutto in salsa lievemente aromatizzata al manga. Anche qui siamo appena all’inizio anche se la trama appare abbastanza chiara; ma non è facile in una trentina di vignette riuscire a imbastire un racconto, spiegare al meglio il come dove quando, e riuscire a lanciare ami e agganci per la seconda puntata.

smartcomix orizzontale 1Ultima, in chiusura di questo excursus cumulativo di quattro albi, la storia di Max Bertolini. Copertinista di gran classe, il disegnatore milanese ci regala il primo capitolo, interamente dipinto, della saga di Comet, conturbante astronauta diciannovenne nella serie Star Cry. Attingendo alle sue passioni (la fantascienza e quanto di più utilizzato in essa, viaggi, colonie, distanze da coprire in decenni, astronavi con intelligenze quasi umane…) e al suo bagaglio artistico, che gli permette di realizzare con la stessa maestria sia galassie che interni di una stanza di adolescente che la stessa provocante ragazza, Bartolini ci consegna, senza far torto a nessuno degli altri autori una delle storie più belle lette su questi volumetti. Un classico della fantascienza, si diceva, che rimanda a tanti e tanti fumetti già visti e storie già lette ma che non smette di affascinare sia per la semplicità degli spunti di partenza che per la qualità del racconto stesso.

Abbiamo parlato di:
SmartComix Serial n.1
Paola Barbato, Giorgio Salati, Emanuele Soffritti, Emilio Pilliu, Massimiliano Bertolini
Shockdom, novembre 2015
176 pagine, brossurato, colori – 10,00 €
ISBN: 9788896275818

Abbiamo parlato di:
SmartComiMIX nn.3 – 4 – 5
AA. VV.
Shockdom, ottobre 2015
144 pagine, brossurato, colori, – 7,00 €
ISBN: 9788896275788 – 9788896275795 – 9788896275801

L’incredibile Marvel: 75 anni di meraviglie a fumetti

A supporto della mostra dedicata alla Casa delle Idee, le Edizioni COMICON editano un catalogo/saggio dedicato a 75 anni di avventure supereroistiche.

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L’incredibile Marvel. 75 anni di meraviglie a fumetti è il quinto volume della collana Libri di Comicon, realizzata dalle Edizioni Comicon a supporto della mostra di tavole originali che, come sempre accade, si è tenuta durante l’edizione 2015 del Comicon, a Napoli.

Non è la prima volta che il Comicon omaggia l’anniversario di un editore con mostra e volume e i precedenti sono stati particolarmente importanti, visto che festeggiavano importanti traguardi pluridecennali di testate quali Il Giornalino o di editori che hanno fatto la storia del fumetto in Italia, dalla “italiana” Disney alla Astorina “diabolika”, alla Sergio Bonelli in tutte le sue incarnazioni editoriali.

Nell’edizione 2015, le decine e decine di tavole originali realizzate dagli autori più rappresentativi della Marvel Comics hanno rappresentato per chi ha potuto visitare la mostra una occasione davvero rara, in Italia, di guardare da vicino la carrellata di artisti che hanno lavorato per la Casa delle Idee, da Buscema a Kirby, da Colan a Romita. Tavole che, in buona parte, sono state anche riprese nella pubblicazione del volume.

Con l’appoggio dell’attuale editore italiano delle storie Marvel, la Panini Comics, i curatori del volume hanno cercato di costruire un apparato critico che comunque riuscisse a ripercorrere quanto fatto in settantacinque anni di uscite a fumetti, nonostante la difficoltà palese vista la vastità della produzione.
C’è quindi un percorso cronologico da seguire, dalle prime storie che precedevano l’avvento di Stan Lee agli ultimi sviluppi editoriali e narrativi, fino all’avvento del nuovissimo corso contemporaneo, sicuramente impegnato a seguire i successi cinematografici agognati da molto tempo dalla casa editrice.

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Il libro si propone come un buon saggio critico, a cui magari affiancare la lettura di un volume come quello edito dalla Panini Comics nel 2013, Marvel Comics – Una Storia di Eroi e Supereroi di Sean Howe in grado di fornirci un punto di vista (informale e romanzato) di quanto accaduto negli anni nella redazione e attorno al mondo Marvel.

Dietro la cura editoriale di Alino, Raffaele De Fazio e Glauco Guardigli, sono molti e prestigiosi gli autori che hanno prestato la propria penna ai vari capitoli e alle varie schede informative contenute nel libro. Si parte, come già accaduto nel volume dedicato alla Bonelli, con un approfondimento sociologico di Sergio Brancato che non manca di sottolineare come la rivoluzione delle storie dei supereroi con superproblemi portata avanti da Stan Lee negli anni sessanta sia in realtà frutto di un momento socialmente rilevante comune agli Stati Uniti e all’Italia.

Ma il libro non è solo analisi sociologica, o racconto dei primi passi dell’editore, che all’epoca si chiamava Timely, in grado di sfornare al tempo della Seconda Guerra Mondiale un fumetto ancora in edicola oggi, Captain America, come scrive Pier Luigi Gaspa.

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C’è anche cuore, e tanto, nei racconti di quello che per centinaia di migliaia di persone è stata la lettura principe della propria gioventù, dalle pagine fantastiche dei viaggi dei Fantastici Quattro di Jack Kirby a quelle metropolitane del vostro amichevole Ragno di quartiere. Questo è dato, per esempio, dalla testimonianza dello sceneggiatore Diego Cajelli che racconta come ha conosciuto, da ragazzo, il lavoro di Frank Miller su Daredevil. Cajelli è un esempio lampante di come vi siano dozzine e dozzine di autori italiani di fumetti tra i 30 e i 50 anni che son cresciuti a pane e Marvel e che ne mostrano i segni indelebili nei lavori che realizzano.

Superata la parte della Silver Age, approfondita dal grande studioso della casa editrice e redattore Panini Comics Giuseppe Guidi, il volume copre poi i periodi d’oro della guida Shooter e anche il rinnovamento, dal 2000 in poi, in un pezzo di un altro redattore Panini Comics, Aurelio Pasini.
Conclude il volume una serie di pezzi a tema, interessanti perché analizzano trasversalmente un singolo argomento, dalla scienza ai villain, durante tutto il percorso editoriale della Marvel. Oltre, ovviamente, alla parte dedicata alla recentissima e fortunatissima serie di pellicole cinematografiche che hanno battuto tutti i record possibili e aperto finalmente e inaspettatamente un canale di produzione fondamentale per le major hollywoodiane, a cura del giornalista Diego Del Pozzo.

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C’è, nel chiudere il libro, soffermandosi sull’indice pubblicato in ultima pagina, un senso di malinconia che potrebbe assalire il lettore, soprattutto se quarantenne. La cavalcata fra autori (con schede personali all’interno), personaggi, cross-over, eventi speciali, è decisamente entusiasmante.
Eppure la sensazione è che quel sense of wonder che ci aveva attirato da ragazzini sia un po’ scemato, lasciando il campo a una ottima professionalità, ma forse un po’ asettica e troppo studiata.
Può essere solo una sensazione, ma l’immagine di copertina, un iconico Captain America di Jack Kirby, pare essere lì proprio per stimolarla.

Abbiamo parlato di:
L’incredibile Marvel. 75 anni di meraviglie a fumetti.
AA.VV.
Comicon Edizioni, 2015
240 pagine, brossurato, colori – 24,00 €
ISBN: 9788898049325

 

“Per l’impero”, il peplum fantastico di Vivès e Merwan

Merwan e Bastien Vivès raccontano l’avventura di un avamposto di soldati inviato dall’Imperatore ai confini dell’Impero.

per l'impero coverBastien Vivès è un autore poliedrico; questa sua qualità, ampiamente dimostrata, probabilmente di gran lunga supera tutte le molte altre.
Figlio d’arte ha, nel corso della sua carriera neanche decennale (ha trentadue anni), già messo mano a fumetti di quasi tutti i generi possibili e ha anche fatto vedere come, nel disegno, sia in grado di utilizzare tecniche diverse a seconda della necessità.

Per la Bao Publishing, per esempio, è uscito un volume che raccoglie le strip disegnate sul suo blog, attivo dal 2007, riguardanti questioni di cuore in un simpatico divertissement che mette alla berlina i luoghi comuni, neanche tanto falsi a dire il vero, dei rapporti uomo donna.

In Italia lo abbiamo imparato a conoscere da Il gusto del cloro (2009, grazie alla Black Velvet) in poi, e abbiamo capito come non solo abbia un interesse verso il mezzo fumetto in ogni sua declinazione ma non disdegni in alcun modo le collaborazioni con colleghi che trascendono la semplice divisione sceneggiatore/disegnatore, appassionandosi a progetti sempre diversi.
Ne è un esempio l’ultimo suo successo, quel Last Man, realizzato con Balak e Michaël Sanlaville, un fantasy che ha già dato vita anche a un videogioco.

Bao Publishing, ormai editore di riferimento in Italia per Vivès, presenta in volume unico Per l’Impero, uscito in Francia in tre volumi per la Dargaud, e realizzato dal giovane autore francese insieme a Merwan. Al secolo Merwan Chabane, è un autore completo nato in Francia il primo giorno del 1978 che si dedica alla realizzazione di fumetti (è scrittore e disegnatore) così come di cortometraggi e lungometraggi di animazione nonché alla realizzazione di storyboard. Difficile capire solo dalla lettura del volume e dalle loro opere precedenti, anche se Merwan è praticamente inedito in Italia, chi realizzi cosa visto che lo stile utilizzato nel libro è una via di mezzo fra quelli normalmente usati dai due.

Anche se tecnicamente ci troviamo di fronte a un fumetto storico, apparentemente ambientato durante l’Impero Romano, in realtà luoghi, personaggi e avvenimenti raccontati non trovano riscontri nella realtà storica che conosciamo e pertanto, seppur con venature molto realistiche, il fumetto potrebbe essere definito un fantasy. Anche perché nel terzo tomo le vicende assumono toni fantastici che tagliano da questo punto di vista la testa al toro allontanandoci del tutto dalla realtà.

per l'impero orizzontale 2

Non è quindi il verosimile storico o la fusione fra le vicende dei personaggi di fantasia con quelle dei libri di storia a interessare agli autori, che preferiscono calare gli avvenimenti in un’epoca non definita, che per nomi utilizzati e divise dei soldati potremmo pensare sia l’Impero Romano. Nei fatti, come detto, non importa. Perché la storia in tre atti mette a fuoco non tanto gli avvenimenti storici (guerre, battaglie, conquiste) quanto il come questi sono avvenuti, zoomando sulla miseria umana e sulle storture morali che una guerra porta con sé.

Il tono del racconto si sposa perfettamente con il tipo di approccio grafico utilizzato dai due; l’allontanamento dal vero o verosimile storico coincide con la riluttanza ad adottare una linea chiara realistica che è di solito il modo più utilizzato nei cartonati francesi per raccontare le vicende storiche come quelle ambientate ai tempi dell’antica Roma.

La colorazione, di Sandra Desmazières, si allinea al disegno e al contesto e si stacca violentemente dal verosimile andando ad abbracciare tonalità sature tra il ruggine e il verde acqua: non v’è mai un volto colorato con il normale colore dell’incarnato. Un impressionismo a fumetti che contribuisce non poco a creare un’atmosfera per nulla serena, quanto piuttosto amara e sporca.

per l'impero orizzontale 1

La divisione in vignette delle tavole inoltre, è piuttosto semplice e ripetitiva; senza delineare ovviamente le vignette con bordi precisi (tutto è coerente in questo volume), le stesse sono praticamente sempre su quattro strisce orizzontali (di due o tre vignette ognuna). Nessuna splash page, nessuna vignetta scontornata, nessuna vignetta nella vignetta, nessun gioco particolare di organizzazione delle stesse (né di diverse altezze, né strette in verticale).
La semplicità della scansione rende la lettura molto regolare, non distoglie il lettore dalla vicenda né gli permette di soffermarsi particolarmente su un disegno.

È raccontata, nell’albo, l’avanzata di una manciata di soldati scelti, comandati da Glorim Cortis, destinati a superare, conquistando strada facendo tutte le regioni che attraversano, i limiti dell’Impero, per poter poi tornare dall’Imperatore con la notizia di aver conquistato il Nuovo Mondo.

Con il passare delle tavole, dal secondo al terzo tomo, la storia si avvita su se stessa staccandosi dal racconto di vicende di guerra a una metafora della ricerca che un uomo può fare all’interno di se stesso. Il finale onirico e assolutamente spiazzante è in linea, invece, con le serie fantastiche, ambientate ai nostri giorni, che sono il cavallo di battaglia di autori come Christophe Bec, che sovente mettono gruppi di soldati o avventurieri in contesti che la logica non è in grado di spiegare e dove non è facile capire quanto i mostri che si incontrano sono tangibili o interni.

Una storia dura, questa raccontataci da Merwan e Vivès, non solo per i toni e per l’approccio alla parte grafica del volume, quanto piuttosto per gli argomenti trattati e il messaggio di fondo che con forza si consegna al lettore. Se alcuni dei primi lavori di Vivès da alcuni, erroneamente, erano stati dipinti come facili ammiccamenti sentimentali anche se realizzati con molto stile, questo lavoro segna senza dubbio un passo avanti maturo e profondo che non strizza l’occhio al lettore ma lo affronta a viso aperto per colpirlo con decisione.

Abbiamo parlato di:
Per l’Impero
Merwan, Bastien Vivès
Traduzione di Francesco Savino
Bao Publishing, luglio 2015
184 pagine, cartonato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788865432686

La terra dei vampiri: quando l’apocalisse non è zombie!

Ne “La Terra dei Vampiri” Muñoz e Garcia imbastiscono una storia classica, ben strutturata e avvincente, giocando coi cliché di genere e con personaggi riusciti.

la terra dei vampiri copertinaUno dei punti di forza di Mondadori Comics è l’accorpamento in singoli volumi di storie  suddivise  in più tomi nell’edizione originale francese. È questo il caso di La terra dei vampiri, edito nella collana Fantastica, che raccoglie i tre libri originali. Magari proprio questa possibilità, leggere quasi 150 pagine di fumetto in grande formato, a colori, con un numero elevatissimo di vignette e quindi un tempo di lettura più lungo rispetto ad altrettante pagine in formato Bonelli o comic book, rende alcune uscite decisamente appetibili, complice anche il prezzo abbordabile.

La somma delle idee riversate in questa trilogia dagli autori non brilla per originalità né ci lascia con un senso di sorpresa nonostante il tentativo di sparigliare la storia nelle ultime tavole. Tuttavia la qualità del disegno, la solidità della sceneggiatura (indipendentemente dal soggetto) e lo scenario in gran parte a noi familiare rendono il giudizio su La terra dei vampiri decisamente sopra la media.

Pubblicato in Francia da Les Humanoïdes Associés, la storia è stata realizzata da due autori spagnoli, David Muñoz e Manuel Garcia. Se il primo alterna il lavoro di sceneggiatore di fumetti a quello di scrittore per serie TV e per il cinema, il secondo è ormai un nome noto ai lettori di comic book avendo lavorato sugli X-Men (in diverse serie e miniserie), con la DC Comics e sui prodotti a fumetti dedicati a Star Wars.

È un interessante connubio quello che scaturisce fra lo scrittore e il disegnatore, che ambientano in una Spagna dei nostri giorni il loro survival thriller con protagonisti i vampiri. Il che è forse la caratteristica più originale dell’opera: generalmente lo scenario delle conseguenze di un’apocalisse  è popolato da zombie o creature analoghe, l’utilizzo dei vampiri per questa ambientazione è relativamente insolito.

la terra dei vampiri verticale 1Lo sceneggiatore mescola vari altri temi già declinati in molti romanzi, serie TV e film; dal post apocalisse ai vampiri, appunto, ma anche dal nemico redento al romanzo di formazione (tra i protagonisti c’è anche un gruppo di ragazzini), dall’amicizia tradita al sacrificio per un bene superiore. Senza tralasciare il leit motiv di serie come The Walking Dead, il voler sottolineare come grandi stravolgimenti ed eventi catastrofici possono segnare e cambiare in toto le persone. A margine, si capisce poi nel finale, un accenno alle tematiche ecologiste, così attuali in questo momento.

C’è nella trama, nei colori – i volti dei personaggi sono quasi sempre grigi – ma soprattutto nella sceneggiatura, un senso di cupezza e oppressione direttamente figlio dell’avvenimento tragico, che è la scomparsa della luce del sole.
Il disegnatore ha un tratto molto efficace; non è un caso che sia da tempo nell’orbita delle major statunitensi visto che pare essersi a lungo cibato e aver ben digerito la lezione dei maestri degli anni settanta (da Neal Adams ai giorni nostri), proponendoci una versione plastica e tratteggiata dei volumi, non riuscendo sempre a ricordarsi di dover realizzare un albo per un mercato, quello francese, che delega spesso gran parte di questo lavoro alla colorazione e non al tratteggio.

La quantità, enorme, di vignette spesso su strisce orizzontali molto basse non può che essere una cartina di tornasole delle capacità del disegnatore di organizzare le inquadrature, con una serie continua di campi e controcampi che ne confermano le qualità.
la terra dei vampiri orizzontale 1

Resta, in alcuni punti, un certo senso di straniamento nel riguardare vignette nelle quali i personaggi sono ripresi in pose abbastanza banali che sembrano decisamente imprecise nell’anatomia: cali di tensione in tavole che non sempre sono un concentrato di azione, al contrario della maggior parte dei comics statunitensi.
Va anche sottolineato che Garcia ha il merito, pur restituendoci un tratto abbastanza realistico, di non eccedere in alcun modo nelle derive fotorealistiche, non lasciando mai l’impressione che un eventuale riferimento fotografico possa sovrapporsi alle reali capacità del disegnatore.

Una lettura piacevole che non aggiunge nulla di nuovo al genere, anzi probabilmente aspira a essere smaccatamente di genere, ma che dimostra le capacità degli autori di saper narrare con grande perizia e scorrevolezza un’avventura post-apocalittica con creature sovrannaturali a complicare le cose ai sopravvissuti.

Abbiamo parlato di:
La terra dei vampiri
David Muñoz, Manuel Garcia
Traduzione di Leonardo Taiuti
Mondadori Comics, settembre 2015
144 pagine, cartonato, colori – 14,99 €
ISBN: 9788869262036