Igort e Carlotto: un incontro nel segno dell’alligatore

Sensibilità a confronto: in occasione della ripubblicazione del loro Dimmi che non vuoi morire, riproponiamo questa intervista a Igort e Massimo Carlotto realizzata nel 2007 per cercare di capire le loro sensazioni e il loro approccio a un contesto artistico differente dal consueto.

Rivendico, da buon napoletano, la genesi del vostro primo incontro, avvenuto appunto a Napoli. A parte la casualità , che a quanto pare ha giocato un grosso ruolo nella decisione di lavorare insieme al romanzo, che motivi vi hanno spinto, nel concreto, ad affrontare questo lungo viaggio insieme?
Igort
: Ci si è incontrati a più riprese, in diversi festival e chiacchierando ci si è domandati se non potessimo incrociare sguardi e interessi per un viaggio fatto di parole e disegni. Ogni collaborazione porta a nuove scoperte e, nei casi fortunati, a imparare cose che prima non conoscevi, di te, del tuo approccio. Finisci per affrontare situazioni e ambientazioni che magari non avresti disegnato altrimenti.
Carlotto: A parte la stima cosmica per Igort, mi è sembrata un’occasione unica per crescere professionalmente con un bel progetto. Lavorare a 4 mani serve per affinare tecniche e maturare nello sviluppo narrativo e Igort è stato un compagno di strada prezioso in questo senso. Alla casualità credo poco, nel senso che in qualche modo altri elementi aiutano a crearla. Credo che il fatto di condividere luoghi come Cagliari e Parigi sia stato fondamentale per farci incontrare.

Massimo CarlottoCi piacerebbe sapere cosa vi è piaciuto di più e di meno nel collaborare con l’altro e, ovviamente, se e come vorreste bissare l’esperienza.
Igort
: Per come lavoro io è sempre una scoperta i cui contorni si definiscono man mano che il tempo passa. Massimo per me era un ottimo costruttore di meccanismi e mi interessava provare a lavorare su un plot dei suoi. Sono molto interessato alle atmosfere e mi intrigava l’idea di raccontare con uno spleen crepuscolare le cose che lui descriveva.
Pensavo a un film che mi aveva molto segnato anni fa, “La spia che venne dal freddo”, in cui si vede un racconto di genere sotto una luce inedita, esistenziale, che finisce per caratterizzare l’intero passo narrativo.
Carlotto: La mia esperienza è stata molto particolare. Io ho scritto e poi sono rimasto alla finestra a vedere un artista al lavoro. Ci sono stati molti momenti di confronto e l’intervento di esperti “alligatoriani” come il traduttore Laurent Lombard ma è stato davvero assistere alla creazione di personaggi e storie. Particolarmente emozionante vedere l’Alligatore che non avevo mai descritto in cinque romanzi e diversi racconti. Bissare l’esperienza è una bella prospettiva, bisogna trovare una storia altrettanto “potente” che dia a Igort la possibilità di lavorare al massimo delle sue potenzialità.

La genesi del romanzo è stata lunga; un po’ per il tipo di realizzazione (prima un soggetto, poi una sceneggiatura-adattamento a fumetti e poi il disegno vero e proprio) un po’ per il fatto che era a quattro mani ed un po’ a causa della distanza fra di voi. Come la raccontereste, questa genesi, ai lettori?
Igort: Non c’entra la distanza fisica, quanto la necessità di trovare un “passo”, una chiave di lettura, per tradurre secondo il linguaggio del fumetto quello che è un racconto tout court. Inoltre io e Massimo abbiamo una visione abbastanza definita, ma anche diversa, e per certi versi distante. A me, per dire, interessa molto un lavoro sulla memoria, sul tempo. mi interessa molto indagare una visione stratificata di presente e passato. Massimo è forse molto attratto dalla contemporaneità , dall’analisi “in tempo reale” si potrebbe dire di quello che sta accadendo, che ci sta accadendo.
La sfida era trovare un luogo della narrazione, uno sguardo che potesse accomunarci. Credo che la chiave di tutto questo sia stato il personaggio femminile, che è una “dark lady” caratterizzata in maniera molto poco classica.
Per me è stato strano disegnare oggetti, auto palazzi di oggi. Mi sono reso conto che mio viene naturale ambientare le mie storie con una distanza temporale ben definita. Questo aiuta il mio sguardo probabilmente.
Carlotto: Gli “sguardi” sono diversi. L’uso della memoria e del presente sono distanti ma il senso profondo della storia e quello della narrazione sono comuni. Era un problema di passo e ora che Igort lo ha trovato possiamo saltare passaggi obbligati nella prima esperienza. Con grande vantaggio per i personaggi.

Marco Buratti, protagonista del volume, è in bilico fra una vita che lo ha messo quasi al tappeto e le avventure che gli capitano che spesso, piuttosto che rinfrancarlo, lo lasciano ancora più disincantato di prima. Un perdente che vince in libreria, oserei dire. Perché ?
Igort
: Non so, a questo potrebbe rispondere meglio Massimo. Ma la vita di una persona è costellata di cose che ci stendono e che ci fanno crescere. Siamo lontani anni luce dagli eroi monolitici di certo mito americano. A me, ecco, probabilmente interessa più disegnare persone che personaggi.
Carlotto: L’Alligatore è un personaggio seriale che ha avuto un certo sviluppo e poi ha subito un profondo cambiamento “evolutivo” in Dimmi che non vuoi morire. L’obiettivo è di farlo uscire dalla tradizione americana dei personaggi seriali privi di una continua trasformazione esistenziale. Ora sarà necessario fare il punto e capire qual è il rapporto tra il personaggio e la sua “realtà “. Per entrambi Joanna, pur volendo sembrare una donna sicura e senza scrupoli, tradisce in realtà un enorme vuoto interiore; da come è tratteggiata è , alla fine, una perdente, né di successo né simpatica. Un personaggio negativo in ogni senso, che pure attrae l’Alligatore e lo lascia ancora più malinconico del solito.

Cosa vi piacerebbe sottolineare, di Joanna, che forse è sfuggito o che è per voi interessante ricordare?
Quello che avevamo da dire sul personaggio lo abbiamo detto nel racconto. Si potrebbero aggiungere molte scene, perché il personaggio è intrigante e sfaccettato ma non penso che sia bene cercare letture simboliche o pedagogiche.
Igort: Io personalmente credo che si sia credibili se lasciamo le contraddizioni e le spinte interiori irrazionali in un racconto. La vita è anche questo.
Carlotto: Il mondo è pieno di personaggi come Joanna. Ne ho incontrati così tanti che, poi, alla fine mi è venuta voglia di raccontarlo.
Beniamino Rossini, fuorilegge di vecchio stampo, vive di codici etici criminali (perdonate l’ossimoro) che pare non esistano più . Pedina interessante e fondamentale nello scacchiere dei racconti di Carlotto, nella cover del libro di Igort è addirittura in primo piano e copre quasi del tutto il protagonista. Un uomo con la pistola di un’altra generazione che non si ritrova nella “criminalità ” moderna. Vi dispiacerebbe se venisse accostato a Peppino Lo Cicero di “5 è il numero perfetto”?
Igort: No, ma sono due personaggi molto diversi. Disegnando Rossini sentivo io stesso un filo di inquietudine, quel disagio che si prova davanti a personaggi tutti d’un pezzo, con cui non sai bene come interagire perché avverti che rispondono solo a una loro logica interna, intrinseca. Peppino invece è un uomo a fine corsa, che reagisce assecondando una vena di follia irrazionale e ripercorrendo questo sentiero a ritroso sino a trovare “un senso”. La sua traiettoria esistenziale è in un certo senso opposta a quella di Rossini. Voglio dire che in “5”, quando Peppino comincia a sparare e si mette contro le due famiglie, quella di appartenenza e il clan avverso, non sa ancora dove arriverà . Segue un impulso, una scintilla che ancora non comprende appieno. Rita, invece, che l’ha atteso per venti anni, sa meglio di lui dove vuole andare. Leggendo i romanzi dell’alligatore Rossini è un personaggio cardine, un Caronte di un mondo criminale che non ammette passi falsi. Un uomo che prima di muoversi comprende e pianifica.
Carlotto: Rossini è sempre stato il personaggio principale. Almeno così è stato percepito dalla maggioranza dei lettori. In realtà serve a tirare fuori dai guai l’Alligatore con un agire che permette di mettere in evidenza la differenza di comportamenti tra la vecchia e la nuova criminalità . è un personaggio di straordinaria potenza narrativa come Peppino Lo Cicero ma se si fossero incontrati non sarebbero andati d’accordo.

IgortFin troppo banale l’accorgersi della vostra passione comune per la musica. Quanta musica c’é in questo romanzo? (E qui la musica viene intesa metaforicamente come mezzo di espressione di sentimenti, utilizzo di strutture ritmiche, utilizzo di tecniche precise)
Igort
: Musica e musicalità . Ci sono diversi livelli. Nei montaggi e nel rapporto tra testi e disegni ho cercato, personalmente, di rispettare un equilibrio che non corrispondesse a semplici regole di “illustrazione” di un avvenimento. C’é per esempio al principio del capitolo 5 (che si chiama, non a caso, concertino) una sequenza interamente muta. Massimo l’aveva caratterizzata con molti dialoghi e io sono andato man mano tagliando sino a raggiungere una sintesi solo visiva. Massimo è stato molto generoso e disponibile a permettermi di trasporre la cosa in maniera del tutto personale. Sentivo che era importante tradurre il racconto con ritmi dilatati che fanno certamente più parte del mio sguardo che del suo.
Carlotto: Innanzi tutto c’é quella musica, tipicamente italiana, che serve a riempire i vuoti esistenziali di personaggi come Joanna. E poi c’é quella dei perdenti e degli sconfitti generazionali. Qui la musica nutre i personaggi per dare un senso al muoversi nell’esistenza. Ai “buoni” e ai “cattivi”. Mi è piaciuto molto il senso musicale di Igort.

Quanta musica (vera) invece c’é in questo romanzo, a parte il titolo e la somiglianza fisica di Joanna a Patti Pravo?
Igort
: Un titolo come Blowing in the wind era per me evocativo, di una generazione, di un sogno infranto, al di là dello stesso Dylan. Mi interessava per la sua connotazione narrativa. Ancora una volta, la memoria fa parte del racconto in maniera sottile. Cos’é un racconto? Sono fili che si intrecciano dentro noi stessi, che ci aiutano a meglio capire la nostra stessa esistenza. Non so se questo ci è riuscito, ma abbiamo fatto del nostro meglio per delineare una storia seguendo i nostri reciproci percorsi, nella maniera più onesta, senza furberie né trucchi.
Carlotto: Uso spesso la musica per definire le atmosfere di epoche precise. In questo paese alcune canzoni hanno segnato l’immaginario collettivo.

I romanzi di Carlotto, anche se spesso romanzi “di azione”, non hanno necessariamente svolgimenti temporali rapidi; ovvero il passare del tempo (mesi ma anche anni) è integrante della storia e causa effetti importanti sulle vicende, rendendole più verosimili. Inoltre, i “tempi” di lettura di un romanzo e di un fumetto sono decisamente diversi. In questo caso, il ritmo del fumetto è stato abilmente manovrato da Igort con escamotage da sceneggiatore navigato per allungarlo e restringerlo quando necessario (pagine di raccordo con quasi solo testo, tavole con 6/7 vignette per realizzare dialoghi, etc.). Come vi è sembrato il risultato finale in termini di resa “ritmica”?
Igort
: Sono ancora troppo dentro il racconto per potere giudicare. Mi pare pero’ che ci siano nuove cose che ho appreso in questo lavoro, e questo, in genere, significa che il lavoro è apportatore di scoperte e rinascite.
Carlotto: Risultato perfetto. Era esattamente quello di cui aveva bisogno la storia.
Il “noir mediterraneo” arriva in libreria ora anche come fumetto. Vi farebbe piacere essere i genitori (in tempi di dico-non dico due padri, insomma questa parentesi non verrà messa, ovviamente) di un genere letterario “a fumetti”?
Igort: È stato bizzarro constatare che non c’erano punti di riferimento visivi, per il noir mediterraneo, non c’erano appigli cui guardare. E quindi quando disegni ti chiedi se questa o quella data cosa funzionerà . Intendo se sarà all’altezza delle evocazioni del grande noir classico cui il cinema o certo fumetto ci hanno abituati. Voglio dire che disegnare una strada di Cagliari invece che una strada di Brooklyn è una piccola sfida, perché quando vedi una strada americana il tuo occhio registra una cosa che già appartiene alla categoria “mito” tanto cinema e fotografia e fumetto hanno interpretato queste scene. Invece disegnare una strada di Cagliari significa trovare un modo per renderla mitica e suggestiva, ma è un lavoro di scoperta se si vuole.
Carlotto: Il noir mediterraneo di fatto deve ancora nascere. è una sigla un po’ abusata ma sono davvero pochissimi gli autori che rivendicano la loro appartenenza al filone. Questo lavoro, nella mia concezione, è puro noir mediterraneo ma per la stragrande maggioranza dei lettori non è ancora chiaro di cosa si tratti.

Un paio (ma anche tre, volendo) di differenze che vi sentite di sottolineare fra il “noir mediterraneo” e il “noir” tour-court (o, per maggiore semplicità , a quello dei romanzi statunitensi).
Igort
: Beh, mi pare di avere chiarito poco sopra, si tratta di atmosfere, paesaggi, esistenziali e non solo del tutto diversi. E forse indagare in queste dimensioni narrative significa anche, in fondo, comprendere meglio chi siamo noi.
Carlotto: Atmosfere, paesaggi di un’area geografica attraversata da conflitti e laboratorio di nuovi scenari criminali, frutto della globalizzazione dell’economia.

Per Massimo il noir è strumento per raccontare una storia; oppure per farsi indicare, oltre a leggere una (si suppone buona) storia, il progressivo degrado sia morale che istituzionale della società in cui viviamo. Vi piace l’idea che l’arte (il romanzo, il fumetto) possa essere veicolo di denuncia nel senso sopra descritto?
Igort
: È una domanda da un milione di dollari questa. A me, nel mio piccolo, interessa parlare in maniera diretta e possibilmente “nuda” dell’esistenza. Credo poi che oggi sia necessario un impegno reale. L’attacco di uno sguardo superficiale è soffocante. Oggi molti valori di un tempo sono visti alla stregua di chincaglieria del passato.
E questo è preoccupante.
Carlotto: Uso il genere perché mi permette di essere politico nel senso più ampio del termine. La denuncia è sempre stata una caratteristica di questo modo di raccontare il reale.

In questo volume ci sono alcuni spostamenti e vengono descritti posti che sono quelli dove vivete attualmente (entrambi) o dove avete vissuto (entrambi). Entrambi avete viaggiato e vissuto a lungo all’estero; il viaggio è parte integrante della vostra vita e del vostro modo di essere e di intenderla, la vita. Quanto può dare ad un autore (o ad una persona) in più tutto ciò , piuttosto che restare a lavorare sempre nella stessa casa, la stessa città ?
Igort
: Non so, davvero non credo che si abbia il diritto di montare in cattedra. C’é che impara l’arte del distacco stando seduto nello stesso luogo per del tempo. io capisco meglio le mie radici se mi allontano fisicamente. Era Simenon che lo diceva questo: non ha mai scritto tanto bene dell’Europa sin tanto che non è andato a stare in America.
Carlotto: C’é da sottolineare che il luogo è diventato la caratteristica unificante degli autori di genere. Ognuno scrive e disegna cose molto diverse ma racconta luoghi che conosce bene perché è da lì che bisogna partire per raccontare la realtà che ci circonda.

La giustizia, intesa come quella “amministrata dallo Stato” è difficilmente la stessa che i personaggi l’Alligatore e Rossini tendono ad applicare. Non per un mero “dare contro” allo Stato, ma per la necessità “correggere” il tiro di quella macchina infernale che è ormai in Italia proprio l’amministrazione della giustizia. Esiste, nella storia che raccontate (ed in tutte quelle dell’Alligatore) una rappresentazione di una “Etica superiore” messa in pratica da Buratti?
Carlotto:
No, non è superiore, è etica di sopravvivenza in guerre di bassa intensità sociale come sono alcune storie criminali.

L’Alligatore è protagonista di una serie di romanzi; la sua ultima avventura è ora raccontata in un romanzo a fumetti. Ritorneranno ad essere raccontate in “prosa” le avventure di Marco Buratti, oppure avranno un prosieguo ancora “disegnato”?
Carlotto
: Il dibattito è aperto e lacerante. I lettori sono divisi, direi spaccati a metà . Si tratta di vedere come evolve la situazione. Sono un autore che ascolta molto i suoi lettori peraltro molto, molto soddisfatti di questo lavoro con Igort.

Dire che avete interessi comuni è poco: Parigi, la Sardegna, la musica (suonata e ascoltata), il “noir”, un senso dell’onore radicato e omaggiato nei vostri lavori, i lavori per il teatro, la narrativa, i fumetti, etc. etc. Come definireste l’un l’altro e quale delle varie sue anime vi piace raccontarci?
Igort
: Personalmente penso in termini di narrazione, sempre e comunque, anche se faccio un disco questa cosa è il racconto di cose che si legano tra di loro, come pietre diverse di una collana, ogni linguaggio, romanzo, fumetto, musica o teatro rappresentano parti di un’unica narrazione più ampia. Uno dei complimenti che mi hanno fatto ultimamente diversi amici è che la mia musica somiglia ai miei fumetti. Questo non era pianificato ma non mi ha stupito in fin dei conti.
Carlotto: Igort per me è una fabbrica di progetti e di idee e una mente lucida disponibile al confronto senza preconcetti. Mi fa bene. e non è poco di questi tempi.

Parlando di lavori futuri; ti piacerebbe accennarci qualcosa che stai realizzando adesso ed anche qualcosa che ameresti fare nel prossimo futuro? C’é un altro genere d’arte che ti piacerebbe esplorare? [ndr – intervista rilasciata a settembre 2007]
Igort: Sto scrivendo cose nuove e diverse tra di loro. Da quattro anni (eccetto due capitoli di Baobab) non pubblico storie scritte da me. Il nuovo libro sarà una storia a cavallo tra ironia e tragedia un poco come “5” ma con ambientazione e tecniche di racconto del tutto differenti.

A quando, Alligatore escluso, il prossimo incrocio con le matite di un fumettista? Esiste un progetto con Palumbo sulla Guerra in Spagna, esatto? C’é un altro genere d’arte che ti piacerebbe esplorare? [ndr – intervista rilasciata a settembre 2007]
Carlotto
: A Ottobre esce per Rizzoli Tomka, il gitano di Guernica. Edizione super rivista e super ampliata e corretta storicamente dell’Ultimo treno. Con Giuseppe abbiamo lavorato a un progetto molto diverso e cioé sul rapporto tra sogno generazionale e realtà storica. Abbiamo divorato una montagna di saggi e ci siamo riempiti gli occhi di una mole impressionante di materiale fotografico. Un grande lavoro per me importante perché mi introduce nel romanzo storico che affrontero’ con due progetti nei prossimi anni.

Carlotto, Igort e l’Alligatore: Dimmi che non vuoi morire

Riferimenti:
Sito di Igort: www.igort.com
Blog di Igort: igort.blogspot.com
Sito di Massimo Carlotto: www.massimocarlotto.it

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